“Libri e lettori nell’Italia repubblicana”

Convenzionali

41p-XoKUDnL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Effetti di promozione alla lettura “disinteressata” ha avuto la realizzazione della scuola media unica nel 1962.

Libri e lettori nell’Italia repubblicana, Gabriele Turi, Carocci. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, dice la costituzione. Che dice anche che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai…

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I paratesti della traduzione

Nella Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio mi sono imbattuto quasi per caso nella locandina di un convegno internazionale, “Oltre il titolo: la traduzione e i suoi paratesti” – si terrà a Tor Vergata il pomeriggio di giovedì 19 aprile e proseguirà la mattina del giorno successivo alla Nazionale.

Locandina del convegno “Oltre il titolo: la traduzione e i suoi paratesti”
Nonostante la minacciosità del suo… titolo (scusate il bisticcio – qui, dalla tesi di Mariapia Tarricone del 2000, una spiegazione distesa, che segue molto da vicino il testo di Gérard Genette del 1987, 1989 in traduzione italiana Einaudi, a cui risale; da integrare con le dimensioni semiotiche, come indica il dizionario della comunicazione on-line dell’Ateneo Salesiano, ossia Franco LEVER – Pier Cesare RIVOLTELLA – Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche), potrebbe essere interessante proprio per l’aspetto specifico che mette a fuoco, grazie alla presenza di relatori di varia estrazione e impegnati su lingue e ambiti culturali anche molto diversi.
L’annuncio era già stato dato da Giulia Grimoldi su bloc notes, il blog della rivista Tradurre.it, ma ai primi di novembre dello scorso anno. Sarà quindi utile rinfrescare la memoria, riportandone qui il programma dettagliato, seguito da qualche breve cenno almeno sui 4 moderatori (sui contributori so ben poco, ma mi interessa soprattutto Sabine Schwarze, di cui ho apprezzato il contributo Übersetzungstheorie und Übersetzungskritik in Italien im 19. und 20. Jahrhundert (pp. 1951-1962), stilato con Andreas Bschleipfer e che porta il numero 196 nella XXVII sezione, dedicata a «Die Übersetzungskultur in Italien / Translation and cultural history in Italy / Histoire culturelle de la traduction en Italie» (pp. 1907-1981) e compresa nel terzo tomo del volume 26 di Übersetzung-Translation-Traduction, curato da Harald Kittel, Juliane House e Brigitte Schultze nel 2011, e parte del mastodontico progetto internazionale diretto per l’editore Gruyter da Herbert Ernst Wiegand, Handbuch zur Sprach- und Kommunikationswissenschaft (più brevemente HSK).
Di Schwarze invece non ho ancora consultato la promettente monografia Sprachreflexion zwischen nationaler Identifikation und Entgrenzung. Der italienische Übersetzungsdiskurs im 18. und 19. Jahrhundert (Nodus, Münster, 2004).
Programma del convegno “Oltre il titolo: la traduzione e i suoi paratesti”

Gabriella Catalano, docente di Lingua tedesca a Tor Vergata.

Gabriella Catalano, germanista, è stata la curatrice (con Fabio Scotto) dell’importante volume con gli atti di un altro convegno internazionale, molto denso, svoltosi a Milano dal 18 al 20 novembre 1999: La nascita del moderno concetto di traduzione. Le nazioni europee fra enciclopedismo e epoca romantica (Armando, Roma, 2001); tra i relatori più noti segnalo Emilio Mattioli, Bruno Osimo e Stefano Garzonio. Oggi è Ordinario di Lingua tedesca a Tor Vergata e notizie pertinenti alla sua attività sono sul sito dell’università.

Matteo Lefèvre, docente di Lingua spagnola a Tor Vergata.

Matteo Lefèvre è Professore associato (II fascia) di Lingua e traduzione – Lingua spagnola (L-LIN/07) presso il Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Un curricolo completo (dalla formazione alle pubblicazioni e gli insegnamenti impartiti, aggiornato al 7 aprile u.s.) si trova a questo link di Didatticaweb dell’università di Roma 2.

Simona Munari (di cui non ho trovato immagini su internet: compenso con le notizie su di lei) condivide con Lefèvre sia l’insegnamento (gli esperti direbbero “incardinamento”…!) all’ateneo romano di Tor Vergata, sia le competenze di ispanista, a cui però aggiunge anche quelle di francesista, impegnata in «ricerche sulla pratica traduttiva e sulla riscrittura come forme della mediazione fra culture europee in età moderna, con particolare riferimento alle questioni teoriche che a partire dal Seicento hanno animato il dibattito letterario francese sulla funzione della lingua quale modello e tramite di scambio culturale nell’Europa romanza. Ha indagato la traduzione come pratica censoria e l’evoluzione della lingua francese in rapporto alla definizione del canone e allo sviluppo dei generi letterari. Ha pubblicato vari studi sull’ispanismo e italianismo francese, l’edizione critica di due tragicommedie e uno studio monografico sulla circolazione dei romanzi spagnoli in Francia e Italia nel Seicento. In parallelo, si è dedicata allo studio e valorizzazione di alcuni Fondi d’archivio relativi all’ispanismo francese novecentesco presso il Collège de France parigino, con particolare attenzione agli epistolari inediti». Queste informazioni e un elenco integrale delle sue pubblicazioni (tre saggi in spagnolo anche scaricabili) sono reperibili sul sito ufficiale dell’università.

Nicoletta Marcialis, docente di Filologia slava a Tor Vergata.

Nicoletta Marcialis, infine, iniziò la sua attività traduttiva cimentandosi con un Michail M. Bachtin ancora praticamente sconosciuto, in Italia e in buona parte del mondo occidentale, nel volume curato da Augusto Ponzio, Michail Bachtin. Semiotica, teoria della letteratura e marxismo (Dedalo, Bari, 1977). Oggi, ereditando il magistero di Cesare G. De Michelis (se non proprio quello materiale, certo quello ‘ideale’, come testimonia la sua curatela, insieme a Marina Ciccarini e alla summenzionata Gabriella Catalano, della Festschrift recente, intitolata La verità del falso, Viella, Roma, 2015), è professore ordinario di Filologia Slava presso l’Università di Roma Tor Vergata. Anche per lei gran parte delle informazioni utili si possono ricavare dal suo curricolo, pubblicato su Didatticaweb, più i materiali reperibili sul sito dell’Associazione Premio Gorky.

Ci vediamo al convegno!

La “biblioteca” non è più così piccola…

Avevo salutato al suo apparire la collana “Biblioteca della lingua italiana”, curata da Giuseppe Antonelli per il nobile CorSera.
Oggi giubilo con questo nuovo post, perché c’è anche un séguito, sempre tutti i mercoledì e già dalla settimana scorsa, che in un paio di mesi porterà il numero complessivo dei volumi «che sta[nno] cambiando la tua concezione dell’italiano» (come ne recita la pubblicità) alla rispettabile cifra di 35 unità: segno probabile che un qualche riscontro positivo ci sarà stato nelle edicole e in effetti le giacenze erano esigui, per non dire inesistenti (ma questo dipende anche dal funzionamento della distribuzione presso gli edicolanti). Ecco dunque la nuova… playlist (ho aggiunto editore e anno della prima edizione, più le date di uscita):

  • 14 marzo: Giuseppe Patota, Prontuario di grammatica (Laterza 2013)
  • 21 marzo: Luca Cignetti, Silvia Demartini, L’ortografia (Carocci 2016)
  • 28 marzo: Simone Fornara, La punteggiatura (Carocci 2010)
  • 4 aprile: Giorgio Graffi, La frase: l’analisi logica (Carocci 2012)
  • 11 aprile: Marcello Aprile, Dalle parole ai dizionari (il Mulino 2005 [qui c’è da chiedersi, malignamente, se la coincidenza cognome-mese sia stata voluta…])
  • 18 aprile: Massimo Palermo, Linguistica testuale dell’italiano (il Mulino 2013)
  • 25 aprile: Edoardo Lombardi Vallauri, Parlare l’italiano. Come usare bene la nostra lingua (il Mulino 1999)
  • 2 maggio: Carla Marcato, Dialetto, dialetti e italiano (il Mulino 2002)
  • 9 maggio: Roberta Cella, Storia dell’italiano (il Mulino 2015)
  • 16 maggio: Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo (il Mulino 2003)

A differenza di quella iniziale (che pure aveva delle punte di eccellenza assoluta: per i miei interessi, si trattava del titolo di esordio, giustamente demauriano, poi della Storia disunita di Trifone, dell’Italiano nascosto di Testa, forse un po’ penalizzati dall’uscita sotto le festività natalizie, e degli Otto capolavori di Motolese — qualcosa mi sono perso, ma pazienza!) questa mi sembra più strutturata su alcuni capisaldi tradizionali, che la scelta precedente, forse più briosa, aveva lasciato in ombra: ortografia, punteggiatura, analisi logica. Restando su Carocci, però, avrei visto bene pure i volumetti sul “nome” e sul “verbo”, rispettivamente di Paolo Acquaviva (2013) e Mario Squartini (2015).

Purtroppo (per le ragioni economiche già esposte nel mio intervento del 20 settembre scorso) vedo di aver “fatto male” ad acquistare, a una cifra ben più alta, uno di questi titoli nuovi. E dire che avevo soppesato attentamente in libreria pro e contro rispetto all’antagonista, cioè la Linguistica del testo. Principi, fenomeni, strutture della basileana Angela Ferrari (Carocci 2014, seconda ed. 2017 — un necessario aggiornamento della Linguistica testuale. Un’introduzione di Cecilia Andorno, anch’esso Carocci 2003, con sette ristampe sino al 2015).
Colgo l’occasione per sottolineare che questi tre volumi hanno meno a che fare di quanto possa far credere il titolo con il notevole libro di Eugenio Coseriu, Linguistica del testo. Introduzione a una ermeneutica del senso (Carocci 1997, sesta ristampa 2014, come sempre ottimamente curata da Donatella Di Cesare, già sua allieva a Tubinga in anni giovanili).

Anche in questo nuovo elenco è prevalente l’intento anzitutto introduttivo, didascalico, ma non mi sono ben chiari i criteri di scelta, poniamo, rispetto alla gamma di “storie dell’italiano” attualmente sul mercato, anche di formato piuttosto ridotto (a confronto di quella di Migliorini, per capirci tramite un esempio arcinoto). Forse bisognerebbe chiederlo ad Antonelli…
Ma non saranno certamente l’esito di ‘veti’ da parte degli editori, ai quali invece così viene data l’opportunità, rara, di far rivivere testi che (tranne casi particolari come le adozioni universitarie, comunque in difficoltà a causa del problema delle fotocopie e ancor più dalle facili riproduzioni tramite cellulare… altro che aura benjaminiana!) difficilmente potrebbero vivacizzare il catalogo, sfuggendo alla loro inesorabile desolation row, cioè la via del macero — per quanto possa esser stata nobilitata dalla Solitudine troppo rumorosa di uno scrittore così atipico come Bohumil Hrabal, che una sera dell’ormai lontanissima estate 1988 Giuseppe Dierna mi fece conoscere nel posto migliore: verosimilmente U zlatého tygra, sorseggiando immagino quella stessa Plzeňský Prazdroj che dissetò tutta la mia settimana di soggiorno nella “magica Praga d’oro”.

Interno della birreria praghese “Alla tigre d’oro”

Quello che vedrai più facilmente sui tavoli della “Tigre d’oro” (ammesso di riuscire a trovare un posto libero…!)

 

Treccani: piccole gratificazioni e piccole critiche

Botta e risposta fra il sottoscritto e la redazione Treccani (on-line)

Ecco, ho ceduto alla tentazione di gloriarmi per il riconoscimento di una semplice segnalazione al Vocabolario Treccani di italiano on-line.
Vabbè, nella mia domanda c’è una ripetizione fastidiosa (chi la scopre per primo può denunciarla nei commenti alla fine del post, ma tanto si gareggia per la pura gloria…!) e il dizionario di Caffarello è IMHO ancora un buon strumento di lavoro sull’archeologia antica, ma la soddisfazione del sottoscritto è stata così grande da voler essere condivisa. Qui e ora.
L’avverbio temporale non è un vezzo casuale, ma serve finalmente a esplicitare che attestazioni analoghe mi erano già state fatte in precedenza: posso provarle almeno in due occasioni, cioè precisamente

  • il 1° ottobre 2014, quando avevo segnalato l’assenza di una variante letteraria (vedi seconda immagine)

dolio (1) VAR. LETT. doglio

  • e alla fine di ottobre 2015, perché mancava un rimando incrociato (vedi terza immagine).

Aggiunta del lemma ‘taglieggiamento’

Noto però qualche differenza rispetto a quei casi, e riflettendoci su il compiacimento trascolora in toni meno gai (altro che sfumature di grigio…).
Gli anni scorsi, come si vede dai due screenshots fatti al mio archivio di posta (Thunderbird), la Segreteria Redazione Treccani Online mi aveva scritto tramite posta elettronica (nel secondo caso, c’era stata anche la richiesta di un chiarimento tecnico, che qui è inutile riportare), dato che per comunicare occorre iscriversi al sito. In ogni caso la correzione è stata tempestiva, nell’arco di un giorno o due.
Adesso sono venuto a conoscenza di questa risposta proprio perché, non ricevendo alcuna risposta per via telematica, sono andato a controllare se avessero aggiornato comunque tacitamente il sito inserendo il lemma di cui avevo notato la mancanza e che suggerivo di integrare.

Se inserite la parola ‘cnemide’ nel Vocabolario on-line, in una colonna a destra compare l’inizio di questa risposta, cliccando sulla quale appare dunque la pagina riportata nell’immagine che apre questo post, probabilmente piazzata lì in attesa di aggiornare il sito.
Sarà dunque troppo pessimista pensare che siano stati mandati a casa i redattori-segretari e/o che siano stati perlomeno ridotti gli operatori adibiti a modificare il lemmario? Infatti la mia e-mail (il cui contenuto è proprio quello rubricato sotto DOMANDA) a redazione@treccani.it porta la data del 17 febbraio scorso: ormai tre settimane sono passate senza colpo ferire.
So bene che la redazione della enciclopedia è stata smantellata da molti anni (qualcuno ha detto Franco Tatò? d’accordo, ma non può essere il capro espiatorio, idem per l’avvento delle nuove tecnologie… si tratta di un enorme processo trasversale e irresistibile, ormai pressoché compiuto nel bene e nel male), e non pretendo nemmeno che debbano rispondere a tutte le segnalazioni. In questo caso, però, è stato fatto, riconoscendo la pertinenza di altre mie comunicazioni (cosa di cui ringrazio pubblicamente chi l’ha voluto comunicare, anche se non era tenuto/a), ma come mai non è stato ancora inserito il lemma?

Forse perché hanno letto le osservazioni critiche che muovo all’operato dell’augusto Istituto nel mio saggio-monstre sulla assenza del lemma ‘traduzione’ nella storica «Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti»: La traduzione e la Treccani: un rapporto difficile?, pubblicata nella rivista «Fogli di filosofia» della Scuola superiore di studi in filosofia dell’università di Roma “Tor Vergata”…?

Un convegno su donne/lingua/traduzione con Peter Burke

Sono capitato davvero casualmente sul Call for Papers, ma la data in cui si terrà il convegno mi ha colpito: è quella del mio compleanno!
C’è tempo sino al 23 febbraio per inviare il proprio contributo su “Women, Language(s) and Translation in the Italian Tradition”, scrivendo a Helena Sanson (hls37@cam.ac.uk).
A me è venuta in mente subito la figura di Adele Masi, seconda moglie di Michele Lessona, rivalutata anche come traduttrice dalla storica Paola Govoni nel quarto capitolo del suo libro fondamentale (per le mie ricerche) Un pubblico per la scienza. La divulgazione scientifica nell’Italia in formazione (Carocci 2002) e poi approfondita ulteriormente nel suo contributo Adele Masi Lessona in E. Luciano, C.S. Roero (a cura di), Numeri, atomi e alambicchi. Donne e scienza in Piemonte dal 1840 al 1960 – Parte prima (Centro studi e documentazione pensiero femminile, Torino 2008, pp. 8-14, che non ho però consultato).
Per chi non ne sapesse nulla, può ancora trovare su internet tracce dell’incontro su “Michele Lessona, naturalista divulgatore, svoltosi presso il Museo di Scienze Naturali di Torino sempre il 7 novembre, ma del 2011 (in realtà un altro sito scrive che fu rinviata al 28 novembre causa maltempo): la relazione di Govoni metteva a fuoco «i principali scopi e le funzioni della multiforme attività editoriale di Michele Lessona e Adele Masi negli anni del successo della cosiddetta “scienza per tutti”: un genere editoriale di cui i due furono protagonisti nei primi decenni dopo l’unità».
Ancora meglio, si vedano i cenni redatti da Ariane Dröscher nel sito/dizionario biografico di scienziate italiane, coordinato da un’altra brava studiosa italiana di storia della scienza, Raffaella Simili: Scienza a due voci. Le donne nella scienza italiana dal Settecento al Novecento.

govoni

Paola Govoni in un convegno a Cagliari (“Eva Mameli Calvino, itinerario al microscopio”, 6-7 novembre 2014)

Chiusa la divagazione, passo a ricopiare qui sotto la presentazione e i dati essenziali per chi fosse interessato a partecipare al convegno che si terrà presso il Clare College di Cambridge (UK) il 7 e 8 novembre 2018.

Key-note speaker: Professor Peter Burke, Emmanuel College, University of Cambridge
Guest of honour: Dacia Maraini, internationally acclaimed novelist, essayist, playwright, and translator
This conference intends to explore women’s roles in the circulation of ideas and the dissemination of knowledge in the Italian tradition, across the centuries, by means of translations. It focuses on the role of women as translators, as well as, more broadly, agents of all kinds (e.g. translations for women, commissioning of translations by women) in the production and circulation of translations.

In the last few decades an expanding corpus of scholarly works and research activities have greatly contributed to extending our knowledge of women’s roles in the history and cultures of translation, especially with reference to England, France, and Germany, whereas in the Italian tradition, the topic has so far not received the scholarly attention it deserves.

This conference aims to offer a contribution to the cultural history of translation in Italy, also taking into consideration the complex and varied linguistic situation of the peninsula. Translation has at times been deemed a compromise between women’s artistic aspirations and the perils of authorship of imaginative literature, a way for women to leave their mark in an otherwise hostile literary environment. In fact, research on the topic has shown that this understanding of the role of translation for women is limiting. Translating has encompassed both a private and public element: some women took up translation as a literary pastime, whereas others have depended on the income they received from it to make a living. Other women have engaged in translation alongside their own creative writing, interacting and collaborating in cultivated circles with eminent figures from the republic of letters, and others still have seen translation as a means of expressing their scholarship and erudition, or expressing their political engagement and ideological convictions. Some women translators, whether in domestic contexts or in convents, in salons or at court, made texts available for the benefit of readers less familiar with other languages. Historically, women have translated from (and into) classical languages, as well as from one modern language into another, or from one dialect into another.

Crossing linguistic and cultural boundaries, women have translated a variety of genres, from poetry, novels, and plays, to history, biography, conduct literature, economic and legal texts, religious and devotional writings, scientific and philosophical works.

Questions to be considered when submitting proposals, include, but are not limited to:
– women’s access to the study of classical and foreign languages; the metalinguistic tools and resources available to assist translators in their task, as well as practices of language learning; women translators and their access to and use of the Italian language, and their contribution to its development by means of translations; the multilingual and multicultural contexts of the Italian peninsula, and therefore the linguistic and cultural contexts in which translations took place and were received; women as patrons, printers, and readers of translations, and their role in the circulation of translations among countries; individual and collaborative translations; the ‘authorship’ of translations (e.g. published anonymously/under initials/full name); women translators’ reflections on translation; translation practices and attitudes; tactics of intercultural negotiations of ideas and meanings, and of adaptation of the original texts; modes of production and distribution of translations; influence and reception of translations for and/or by women; intended audiences and readerships; material aspects of works translated; manuscript and print translations. Contributions that discuss translations of Italian women writers’ works into other languages are also welcome.

‘Women, Language(s) and Translation in the Italian Tradition’ is generously supported by the Isaac Newton Trust and by the Italian Section, Faculty of Modern and Medieval Languages, University of Cambridge.

PROPOSALS:
Presentations in English are strongly encouraged. Papers should be 20 minutes in length (+10 minutes of discussion). Proposals should be submitted in a single Word/Pdf document to the organiser Dr Helena Sanson (hls37@cam.ac.uk), and should contain the following information:
Name, Institutional affiliation (if any), Email, Title of the proposal and abstract (250-300 words), a short CV, with a list of your main publications (no more than 2 pages).
Proposals by postgraduate students and early career researchers are encouraged and particularly welcome.

 

Chi ben comincia il 2018…

Sono molto contento che il primo volume cartaceo a varcare la soglia di casa mia nel 2018 sia questo di Jürgen Trabant, sebbene quindici anni dopo la sua pubblicazione. Se non fosse chiaro, l’immagine che occhieggia dal ‘buco’ in copertina è quella di una torre di Babele (NOTA 1 ), metafora iniziale e archetipica nell’argomentazione dell’opera.

La copertina di Trabant 2003

Un aspetto assai apprezzabile è che in pratica l’ho pagato (su Amazon) la metà del prezzo riportato sul risvolto di copertina (edizione rilegata!), come a ben guardare si può ricavare anche da un’informazione sul sito dell’editore tedesco, anche se lo sconto dovrebbe applicarsi alla ristampa (?) del 2013.

A noi italiani dovrebbe interessare già solamente perché snocciola nei titoli dei 7 capitoli alcuni dei nostri luoghi più significativi per le humanities: Firenze, Bologna, Napoli… alle quali seguono anche Londra, Parigi, Riga, Tegel, Cambridge (sia quella nel Massachusetts, sia quella britannica), sino alla Foresta nera…
Aggiungo che, per un’altra di quelle ragioni insondabili e inspiegate, nessuno dei libri di Trabant qui menzionati figura nelle biblioteche pubbliche italiane, accessibili a partire dall’Opac SBN, ossia il Catalogo del servizio bibliotecario nazionale: quest’ultimo è attivo dal 1997 e permette di interrogare una vasta rete di «biblioteche statali, di enti locali, universitarie, scolastiche, di accademie ed istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori disciplinari». Del resto al centro della home page del portale ICCU (acronimo di Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche), dal quale dipende il suddetto Opac (On-line Public Access Catalog), fa bella mostra di sé l’affermazione seguente:

L’ICCU gestisce il catalogo online delle biblioteche italiane e il servizio di prestito interbibliotecario e fornitura documenti; cura i censimenti dei manoscritti e delle edizioni italiane del XVI secolo e delle biblioteche su scala nazionale; elabora standard e linee guida per la catalogazione e la digitalizzazione. Opera in stretta collaborazione con le Regioni e le Università al servizio delle biblioteche, dei bibliotecari e dei cittadini.

Avrei qualcosa da eccepire sul fatto che sia effettivamente «al servizio dei cittadini»; meglio passare al tema specifico di questo post.

Jürgen Trabant (dal sito juergen-trabant.de/)

Con Trabant ebbi a che fare indirettamente, quando Laterza affidò a Donatella Di Cesare la traduzione del suo libro su Vico, La scienza nuova dei segni antichi. La sematologia di Vico (fu pubblicato nel 1996, come n° 1092 della collana «Biblioteca di cultura moderna», in altri tempi gloriosa, corredato da una presentazione di Tullio De Mauro). In questa edizione italiana fu aggiunto un capitolo dal suo importante Traditionen Humboldts (Suhrkamp 1990 – stw, 877), l’ottavo: “Fantasia e favella. Osservazioni su Vico e Humboldt” (era alle pp. 140-168 dell’originale tedesco). Il libro vichiano uscì poi anche negli Stati Uniti nel 2004, non so in quale assetto, cioè se conforme nel sommario all’originale, all’edizione italiana, o in un’altra versione ancora – magari in ossequio al principio humboldtiano della virtuosa Verschiedenheit, su cui Trabant è tornato con molta chiarezza in uno dei suoi ultimi testi, Globalesisch, oder was? Ein Plädoyer für Europas Sprachen (Beck 2014). Una dozzina di pagine del libro si possono scaricare gratuitamente, per farsi un’idea di cosa parli, dal sito dell’editore.
Per chi non voglia farlo o non legga il tedesco, riporto l’opinione di fondo espressa da Trabant pochi anni prima:

[…] c’è voluto un bel po’ per far capire alla gente che imparare le lingue è una maniera meravigliosa di esperire cosa sia l’alterità culturale, un’avventura dello spirito, e che non può certo far male alla testa sapere un’altra lingua, o (meglio) anche più d’una. Di questo però ne è convinta solamente la parte dell’umanità che non parla inglese, mentre dal canto loro gli anglofoni rinunziano a questo allenamento mentale [traduzione all’impronta e abbastanza libera del sottoscritto, da Was ist Sprache?, Beck 2008, p. 153].

Sul Globalesisch di Trabant è intervenuto anche Tullio De Mauro nella premessa al suo coevo libretto In Europa son già 103. Troppe lingue per una democrazia? (Laterza 2014). Aggiungo che Mehrsprachiges Europa / Europa plurilingue / L’Europe plurilingue è il titolo di un dibattito al riguardo tra loro e con Barbara Cassin, Sara Fortuna, Manuele Gragnolati, Luigi Reitani e Rossella Saetta-Cottone, che si è svolto la sera del 23 febbraio 2016 all’ICI di Berlino e ancora fruibile in rete.
Ricordo pure che Trabant ha curato un’antologia di Wilhelm von Humboldt: Das große Lesebuch (Fischer 2010), per poi sintetizzare le proprie idee su di lui nel denso volume Weltansichten. Wilhelm von Humboldts Sprachprojekt (Beck 2012). Qualche altro riferimento l’ho inserito nella NOTA 2.

Il libro curato da Trabant nel 1995, con un saggio di Donatella Di Cesare

Quasi certamente per ringraziarmi del supporto nella redazione di quel testo Donatella mi regalò, con breve dedica, un libro solamente curato da Trabant, al quale lei aveva contribuito con un lavoro teorico, interno al dibattito filosofico ed ermeneutico tipicamente germanico. Il volume si intitola Sprache denken. Positionen aktueller Sprachphilosophie (Fischer 1995, nella serie “Philosophie der Gegenwart” curata da Patrizia Nanz, che conobbi a Francoforte e il rapporto con la quale si esaurì dopo poco, data la scarsa ricettività laterziana alle proposte tedesche). Il saggio Di Cesare, in seconda posizione, è Über Sprachphilosophie und die Grenzen der Sprache e sta in buona compagnia, letteralmente ‘in mezzo’ ad autori noti anche da noi: infatti segue Sylvain Auroux, lì autore con Djamel Kouloughli (NOTA 3 ) di Für eine “richtige” Philosophie der Linguistik, ma precede Henri Meschonnic, che scrive Humboldt denken heute.

Con Donatella persi poi del tutto i contatti, salvo poi ritrovarla mediatamente nelle righe, ferme e autorevoli, che aprono l’edizione italiana di Eugenio Coseriu, Storia della filosofia del linguaggio (Carocci 2010), da lei stessa tradotto e soprattutto curato, essendone stata allieva a Tubinga una ventina d’anni prima. E non sarà un caso, allora, che il secondo libro entrato a casa quest’anno nuovo, acquistato on-line presso la Fondazione Campostrini di Verona, sia Eugenio Coseriu, Il linguaggio e l’uomo attuale. Saggi di filosofia del linguaggio (2007, a cura di Cristian Bota e Massimo Schiavi, con la collaborazione di Giuseppe Di Salvatore e Lidia Gasperoni, prefazione di Tullio De Mauro — il quale nella seconda delle poche pagine concessegli, scriveva: «Ora che anche Giancarlo Bolognesi se ne è andato, credo di essere il più vecchio testimone dei primi anni e dei ritorni di Coseriu in Italia, nei tardi anni Cinquanta» [p. 10]).

La Storia della filosofia del linguaggio è un’opera estremamente interessante di Coseriu (ma anche più in generale) e permette di intrecciare variamente gli studiosi qui menzionati. L’edizione originale tedesca, da cui proviene anche quella Carocci, aveva una premessa di Trabant, qui conservata (pp. 25-32) e istruttiva, ma anche lui è criticato dalla curatrice (v. p. 14). A quest’ultima bisogna comunque riconoscere il merito di avere messo in luce l’angolatura migliore per apprezzare quel testo, «che, a ben guardare, non è davvero una “storia”, ma è piuttosto una “filosofia del linguaggio”. […] E come tale va letta. […] è un grande dialogo con i filosofi […], per cercare una risposta alle sue {sc., di Coseriu} domande sul linguaggio. Ma anche per riconoscere ogni volta il suo debito. E che cosa si presta di più al fraintendimento in tempi come questi di appropriazione egocentrica, di boria e presunzione scientifica? L’habitus di Coseriu era esattamente l’opposto» (p. 15).
E ancora: «la filosofia del linguaggio è tutta la filosofia dal punto di vista del linguaggio […]. Il grande merito di Coseriu è stato quello di aver giustificato la domanda filosofica sul linguaggio» come distinta da quella storica e da quella scientifica (p. 17 – corsivi nell’originale). Ne consegue che, allo stesso modo, bisogna distinguere la filosofia del linguaggio dalla linguistica generale e dalla teoria del linguaggio, mentre ad esempio in Italia «un disprezzo per la dimensione filosofica, detestata o ignorata, può condurre e ha condotto [..] ad una confusione tra filosofia del linguaggio e linguistica». «La domanda filosofica mira ad andare sempre oltre, mette in dubbio ciò che linguistica generale e teoria del linguaggio accettano tacitamente, comincia là dove queste finiscono. Ma a ben guardare le precede, dato che solleva a problema filosofico il “fondamento” del linguaggio che linguistica generale e teoria del linguaggio si limitano ad assumere. Queste ultime si basano dunque sulla filosofia del linguaggio, la presuppongono. La domanda filosofica sul linguaggio è così la domanda sul “senso dell’essere del linguaggio”» (p. 18).
Ho l’impressione che questa vena polemica sia stata generata probabilmente dall’intreccio fra dolorosi vissuti personali e duri sfondi storici sovraindividuali, più o meno aggiornati.
Ma al di là di tali considerazioni, queste stesse righe mi hanno fatto intuire che l’obiettivo da perseguire in una riflessione ‘alta’ sulla traduzione sia far capire (anche se non mi è ancora ben chiaro come) l’importanza, anzi di più: l’imprescindibilità, direi quasi la consustanzialità di quella attività, sfuggente, eppure analoga a «quell’estraniamento talmente quotidiano, da apparirci quasi ovvio, senza il quale non potremmo esistere» che è il linguaggio (cito sempre dall’introduzione di Di Cesare, pp. 16-17).
L’attività traduttiva, riprendendone la foggia, ossia quasi (ma non del tutto) modellata dalla lingua, duplica quella (e la nostra competenza linguistica, in senso lato), appoggiandovisi e sopravanzandola, e perciò appare ancora più difficile separarnela, scinderla dagli usi che abbiamo e facciamo della lingua.
Dovrò tornarci, forse Trabant e Coseriu sapranno fornirmi spunti illuminanti.

Concludo segnalando il sito dedicato a Eugenio Coseriu, dal quale si possono ricavare informazioni su di lui e scaricare praticamente quasi tutti i suoi saggi: http://www.romling.uni-tuebingen.de/coseriu/

Eugenio Coseriu (dal sito http://www.coseriu.de/)

N O T E

NOTA 1 – Nella fattispecie si tratta di un quadro dipinto nel 1602 da Roelant Savery e attualmente al Museo nazionale tedesco di Norimberga. Clicca qui per tornare al testo
NOTA 2 – L’argomento era affrontato in un’interessante ottica comparativa da un altro linguista (francese) in un bel volume, uscito nel 1995 come numero 19 della collana che accompagnava la rivista diretta da Raffaele Simone dal 1986 al 2003, «Italiano e oltre» {notizia dell’ultim’ora: dovrebbe essere disponibile tutta on-line a breve}: Claude Hagège, Storie e destini delle lingue d’Europa. Mi piace immaginare che, come De Mauro aveva affidato la prima traduzione di “sette studi” di Coseriu al suo giovane neolaureato Raffaele Simone (Teora del linguaggio e linguistica generale, Laterza 1971), così la storia si sia ripetuta nella generazione successiva: difatti fu un allievo di Simone, Edoardo Lombardi Vallauri, oggi ordinario di Linguistica generale a Roma 3, a tradurre la seconda edizione del 1994 del testo di Hagège (l’originale è del 1992 – con un titolo francese più evocativo del nostro: Le souffle de la langue). L’edizione italiana era corredata da una Presentazione (pp. IX-XV) di Alberto A. Sobrero, che poco prima aveva raccordato in maniera eccellente da curatore 17 fra i migliori linguisti (quasi tutti italiani) nei due importanti volumi della Introduzione all’italiano contemporaneo, intitolati rispettivamente Le strutture e La variazione e gli usi (Laterza 1993). Clicca qui per tornare al testo
NOTA 3 – Auroux scrisse con Kouloughli e Jacques Deschamps La filosofia del linguaggio (trad. it. di Ilaria Tani, Editori Riuniti, Roma 1998). Clicca qui per tornare al testo

Post aggiornato tra domenica 21 e martedì 23 gennaio 2018.

È nato!

Finalmente, proprio a ridosso dell’ultimo giorno dell’anno, e come tale di buon augurio, è uscito il mio saggio sulla traduzione e la Treccani: cliccando sul link o sull’immagine (che è il logo della Scuola), poi sul numero 9 del 2017, poi sul titolo La traduzione e la Treccani: un rapporto difficile?, lo potrete leggere on-line (altamente sconsigliabile: sono 58 pagine, anche se di formato ‘piccolo’), o scaricare gratuitamente. Un grazie dal profondo del cuore e un plauso alla rivista «Fogli di filosofia» della Scuola superiore di studi in filosofia dell’ateneo di Tor Vergata (Roma 2) e al suo coordinatore, Francesco Aronadio, per aver materializzato questa utopia.

Scuola superiore di studi in filosofia, Università di Tor Vergata (Roma 2)

Lottando contro il tempo (e il sonno – anche per questo mi pare particolarmente adatta l’immagine appena inserita), vi ho riordinato (molto) meglio una parte dei materiali di cui parlavo in questo post. Anzi, per riuscire a pubblicare almeno questa parte del lavoro, al quale ho dedicato almeno gli ultimi cinque-sei anni, sia pure a tempo perso, a un certo punto ho dovuto impormi di darle un taglio abbastanza drastico, in maniera sia da non sacrificare i materiali rimanenti, magari per scarso approfondimento, sia anche per valorizzare al meglio quelli raccolti sin qui.
La speranza (come capirà subito chi si metterà a leggerlo) è di poter trovare una sede che accolga anche il seguito del lavoro, che rimonta progressivamente sino alle origini del pensiero enciclopedico moderno, vale a dire alla prima metà del Settecento, intersecando tanti saperi e tanti fatti, date, personaggi.

Secondo il parere di almeno un paio di persone, in realtà dovrei scrivere un libro, e questo appena uscito potrebbe esserne già un capitolo. Ma di editori così folli non ce ne sono. Una possibilità a portata di mano potrebbe essere offerta invece dall’autopubblicazione presso i Dragomanni. È vero che sinora non ha ancora ospitato testi di saggistica, ma parlandone molto in generale col fondatore Daniele A. Gewurz non si tratta di una preclusione di principio. Certo è però che sul prosieguo del discorso e relative argomentazioni c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare…

Il logo del sito ufficiale dei “Dragomanni”

Lascio qui appresso il sommario dettagliato del mio contributo, sperando che invogli qualcuno a dargli almeno una lettura veloce: per critiche, suggerimenti, proposte ecc., trovate sotto uno spazio dove scriverle o semplicemente per contattarmi.

Premessa (pp. 89-91); 0.1. Inquadramento (pp. 91-92): 0.1.1. Il riconoscimento di una “scoperta multipla”; 0.2. Studi di riferimento (pp. 92-103): 0.2.1. HSK; 0.2.2. Translation Studies; 0.2.3. Francia; 0.2.4. Italia; 1. Il caso Treccani (pp. 103-113): 1.1. Il problema iniziale; 1.2. Dopo la guerra; 1.3. Dizionario vs. enciclopedia; 2. L’«effetto Treccani» in Italia (pp. 113-124): 2.1. Il contributo di Georges Mounin; 2.2.1. Il nulla nullifica; 2.2.2. Esempi virtuosi; 3. Valutazione del problema (pp. 124-146): 3.1. Dubbi, refutazioni, proposte interpretative; 3.2. Le valutazioni degli storici; 3.3. Le traduzioni vere e proprie; 3.4 La Treccani come patronato?

 

Per Luca Serianni

Non sapevo che il noto storico della lingua italiana avesse concluso la sua lunga carriera universitaria – questo la dice lunga su quanto io stia perdendo, e non da ora e non da questo solo fatto incidentale, il contatto col mondo universitario, ma tant’è.
Mi consola aver scoperto che su Youtube sia disponibile il video della sua “lezione di congedo dall’attività didattica”, tenuta alla Sapienza il 14 giugno scorso. Era un mercoledì, ma comunque sarebbe stato difficile per me andarci, e in questo caso benedette le nuove tecnologie! A questo link, un breve articolo ‘commemorativo’ sul suo magistero, pubblicato sul Messaggero (la rima interna è voluta!) e da cui ho tratto la foto che correda questo mio post.

Il titolo della conferenza di Serianni è Insegnare l’italiano nell’università e nella scuola, il video dura circa un’ora e dieci minuti e, per chi non sappia bene chi sia stato costui, ricopio qui le bioinfo presenti sul sito indicato, segnalando altresì che ivi, a sinistra del video in questione, ce ne sono elencati diversi con interventi dell’emerito, tutti da esplorare (e condividere).

Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, della Crusca e dell’Arcadia, direttore delle riviste “Studi linguistici italiani” e “Studi di lessicografia italiana”, Serianni è tra i maggiori studiosi di storia linguistica italiana antica e moderna. È autore di una Grammatica italiana (Utet), più volte ristampata, e ha curato con Pietro Trifone una Storia della lingua italiana in tre volumi (Einaudi 1993-94). In quattro decenni di insegnamento universitario Luca Serianni ha trasmesso ai suoi allievi l’italiano, le sue leggi, la sua evoluzione nei secoli, introducendoli attraverso la dottrina a strumenti di crescita culturale e personale.

Luca Serianni il 22 maggio 2017, alla fine della sua ultima lezione all’ateneo romano, forse in atto di ricevere un applauso fragoroso: la soddisfazione che trapela dal suo volto dev’essere riferita alla sua estesa e preclara attività di insegnante e saggista.

A Youtube sono arrivato grazie a questo articolo sul portale Treccani.it di Daniele Scarampi, che si definisce “insegnante di lettere, esperto di didattica e di didattica dell’italiano”. Il saggio mi sembra utile, soprattutto per chi insegni a scuola, in quanto propone un decalogo che va dalla meditazione sulla lettura, a una sana e moderata dissacrazione della precettistica grammaticale, fino all’importanza della linguistica testuale (che alla fine mi ha reso anche più simpatico l’autore).

Di Scarampi sul medesimo sito ho trovato anche quest’altro intervento, che parla di errori prendendo spunto dalla scenetta del film Brian di Nazareth nel quale il protagonista viene costretto a scrivere mille volte una frase corretta, esercizio nel quale sia lui sia il centurione che lo controlla perdono completamente di vista il contenuto e il fine eversivo della stessa (Romani, ite domum, che è l’equivalente dell’odierno Yankees go home) – il che la dice lunga sui rischi di accanimenti e ossessioni di vario genere…
Ironicamente o paradossalmente, però, nella seconda metà del testo di Scarampi c’è un refuso (cioè un tipo di errore, anche se rubricabile più come svista: ma produce comunque una stortura, una dissonanza): ERRATUM «Ritengo che ci abituassimo a cogliere il più bel fior delle produzioni scritte dei nostri alunni […]» CORRIGE «Ritengo che SE ci abituassimo a cogliere il più bel fior delle produzioni scritte dei nostri alunni […]» Evidentemente, nessuno è perfetto 😉

Ricordo che quando iniziai l’università Serianni faceva lezione di Storia della lingua italiana (seconda cattedra) a piano terra, dove c’erano aule più capienti di quelle ai piani superiori, e rispetto a docenti più affermati (Roncaglia, De Mauro, per non parlare della pletora di docenti di storia della letteratura che affollavano il secondo piano) era un po’ snobbato, in quanto era ancora vivo Ignazio Baldelli, che aveva appunto la prima cattedra.

Il cavallo di battaglia di Serianni era lo smontaggio del primo canto dell’Inferno dantesco, un vero pezzo di bravura, che adesso chiunque può godersi comodamente nell’edizione Bulzoni 1998, intitolata (immodestamente) Lezioni di grammatica storica italiana. Di fatto, una volta che forse per curiosità o forse per l’assenza di qualche altro docente, mi imbucai in una di queste lezioni, rimasi ammirato dalla sua ‘scienza’ e capî che era quasi adorato dai suoi studenti. Invece io avevo biennalizzato l’esame con Baldelli, al quale devo anche la firma su una delle lettere di presentazione con cui tramite il DAAD ottenni una borsa di studio per Friburgo (quello tedesco, in Bresgovia, sì, vicino a dove stava Heidegger) dove frequentai un corso di lingua tedesca, conseguendo un livello intermedio che nell’offerta del Goethe Institut italiano non era presente (ma dopo proseguî fino al Kleines Deutsches Sprachdiplom, corrispondente grosso modo all’attuale C1).

Antonelli, Motolese, Tomasin (a cura di), 2014c

Concludo ricordando che Serianni fu tra i primi firmatari dell’appello contro il licenziamento della redazione Carocci, editore per il quale ha pubblicato vari volumi (l’ultimo in ordine di tempo è una Storia illustrata della lingua italiana, con Lucilla Pizzoli), ma è stato, credo, soprattutto l’ispiratore della grandiosa Storia dell’italiano scritto, 3 tomi usciti nel 2014 e già ristampati due volte (a fianco la copertina del terzo, forse il più innovativo).

Siete pronti a “Osare l’Enciclopedia”?

Forse è uno dei post più brevi in assoluto (magari sto imparando…): subito qui il link pertinente (ehi, mancano appena due giorni: affilate i vostri browser!) e poi spazio all’immagine:

Edition Numérique collaborative et CRitique de l’Encyclopédie

Intanto per ingannare l’attesa ho acquistato, nella versione PDF, il libro che occhieggia dal fondo dell’angolo inferiore destro…


AGGIUNTA DEL 25 OTTOBRE 2017

La messa on-line della prima edizione digitale, critica e collaborativa dell’Encyclopédie ha modificato radicalmente l’home page, per cui inserisco qui sotto un paio di link per chi fosse interessato a procurarsi per pochi euro (8,99 in PDF, 14 su carta) il distillato delle ricerche svolte dall’equipe di ricercatori per approntare il progetto in questione:

sito dell’Académie des sciences

sito dell’editore

Lo consiglio a chiunque voglia farsi un’idea chiara e sintetica dell’essenziale che c’è da sapere sulla grande opera illuminista (su cui tornerò presto).

(Piccola) biblioteca della lingua italiana

Piano dell’opera “Biblioteca della lingua italiana” – I classici del CdS

Oggi è uscito il primo volume(tto) di una serie allegata al maggiore (?) quotidiano nazionale, il Corriere della sera di via Solferino (questo è un vecchio topos, credo incomprensibile agli stranieri). L’immagine qui sopra riproduce il piano dell’opera e si trova alle pagine 8-9 del libro.
È una delle tante iniziative del genere, inaugurate ai primi anni del nuovo millennio e inizialmente salutate con grande entusiasmo dagli editori, che notandone il successo pensavano di risolvere così, cioè senza grandi sforzi ideativi, di risolvere i propri, cronici problemi di liquidità. È stato in molti casi un buon sistema per movimentare la cosiddetta backlist, cioè il ‘fondo’ di buoni titoli di svariate case editrici (parlo soprattutto per la saggistica, ovvio), che altrimenti con difficoltà sarebbero stati ‘smerciati’, o con tempi molto più lunghi che rischiavano di diventare anti-redditizi.
Questa in particolare è diretta da Giuseppe Antonelli (n. Arezzo, 1970), docente di Linguistica italiana a Cassino e noto a un pubblico probabilmente più ampio di quello degli studiosi in quanto conduttore (credevo fosse l’ideatore, però mi sbagliavo) della trasmissione radiofonica “La lingua batte”, che va in onda su Rai3 tutte le domeniche alle 10,45 (clicca qui se vuoi risentirne qualcuna, purché non sia prima del 22 febbraio 2014).
La collana, tutta di testi pubblicati da autori italiani (potrebbe sembrare un truismo, ma non lo è) negli ultimi vent’anni, conta 25 titoli, quindi andrà avanti per tutti i mercoledì fino al 7 marzo 2018.

Ho aggiunto “piccola” alla denominazione scelta dal Corriere per la serie in quanto si tratta di volumi «concepiti fin dall’inizio per un largo pubblico […] e dal tono divulgativo» (così Antonelli nella sua Presentazione generale, a p. 6).
Non so se il prezzo rimarrà costante per tutta la serie (tantomeno se ci saranno cambiamenti rispetto all’ordine di uscita, caso non infrequente), comunque questo (7,90€ + il costo del giornale) è conveniente rispetto all’edizione cartacea tuttora offerta sul sito dell’editore Laterza (12€ – la prima edizione era del 2002, nel 2017 è arrivata alla quinta), leggermente meno rispetto alla «versione digitale in formato ePub con DRM» (7,49€), che però è ‘immateriale’, appunto, mentre questa riprende quella originaria, anche nel formato pressoché tascabile (in realtà questa ‘marchiata’ CdS presenta dei risguardi, che non ci sono mai stati in tutta la storia della collana UL – li ho sempre pensati come una sorta di scorciatoia per fungere da segnalibro). È evidente che comunque all’editore conviene questa formula (e in questo non c’è nulla di male), sui cui dettagli commerciali però non so nulla di specifico. Né so come sia messa la carta stampata, di cui a inizio anno venivano dichiarati grossi affanni. Qualche edicolante vende anche il libretto senza giornale, ma non sempre senza una corrispondente riduzione di prezzo per l’acquirente 😦

Buone letture in tutti i casi!