Free Wittgenstein (non c’è solo Joyce)!

Wikimedia Italia ci ricorda che dal primo gennaio 2022 tutte le opere del grande filosofo viennese sono disponibili liberamente, in originale e qualcosa già anche in traduzione

Cliccando su questa pagina del Ludwig Wittgenstein Project, compare una specie di foglio elettronico che riporta quali opere sono già disponibili, da quale lingua originale (in carattere grassetto) quelle tradotte (e in che lingua), nonché una data ipotetica di messa in pubblico dominio per le successive. Ad esempio, per febbraio di quest’anno dovrebbero essere pronte le Osservazioni sul “Ramo d’oro” di Frazer [edd. inglesi 1967-1979-1993, ma i testi risalgono ai primi anni Trenta] e per luglio addirittura le Ricerche filosofiche [edd. inglesi 1953-2001 anche col testo tedesco e il riconoscimento di co-traduttori anche agli studiosi P.M.S. Hacker and J. Schulte] ! Quando usciranno, potrà essere interessante confrontare questi nuovi testi con le versioni presenti ormai da decenni sul mercato editoriale italiano (rispettivamente, di Sabina Laetitia de Waal, prima ed. Adelphi 1975, e di Mario Trinchero, prima ed. Einaudi 1967) — non fosse altro per attualizzare in questa evenienza particolare (leggasi: non letteraria, vivaddio!) l’annoso dibattito sui motivi per “ritradurre i classici” 🙂

Il motivo è dato dallo scadere dei fatidici 70 anni dalla morte di Wittgenstein (avvenuta appunto nel 1951 in Gran Bretagna, dove insegnava dopo varie vicende, in parte riassunte in un libretto di John Casti del 1998, ma il cui titolo appare un po’ ambiguo, dato che i cinque personaggi da lui presentati non avevano nulla a che fare con lo spionaggio, che oggi si preferisce chiamare intelligence, tipico della guerra fredda tra i due blocchi divisi dalla “cortina di ferro”… per chi ne voglia sapere qualcosa in più, rinvio alle efficaci sintesi redatte da Vania Russo e da Silvano Napolitano).

Ecco quanto ha da dire Michele Lavazza, coordinatore (indipendente da Wikipedia) del meritorio progetto (mio il neretto):

Abbiamo ricevuto il contributo di molte persone che hanno aiutato su vari fronti. Tra queste un ruolo fondamentale è stato svolto dai traduttori, che hanno messo a disposizione il loro tempo, in molti casi anche a titolo volontario, per realizzare le nuove versioni delle opere. Finora sono 10 i traduttori che hanno partecipato all’iniziativa, provenienti da 6 paesi diversi. Il progetto è aperto a chiunque desideri partecipare: guardiamo al primo gennaio come al vero inizio delle nostre attività e speriamo di poter contare su collaborazioni sempre nuove.

Su internet ci sono anche alcuni video (sottotitolati in italiano) che spiegano il senso dell’iniziativa, in sé lodevole. Chi poi volesse approfondire i criteri, soprattutto rispetto al concetto di “libero da diritti”, può leggersi questa paginetta (in inglese) dove sempre Lavazza fornisce alcune spiegazioni chiare, con tanto di paragone al diario di Anna Frank e una bibliografia al riguardo, dove spunta addirittura il Mein Kampf di Hitler…

Approfitto di tutto ciò per ricordare un altro testo che ritengo molto importante, perché la rilevanza della questione esposta ne trascina con sé un’altra, specificamente traduttiva, grazie alla mediazione dell’economista Piero Sraffa. Mi riferisco al libro che Franco Lo Piparo ha pubblicato al “professor Gramsci e Wittgenstein” (Donzelli 2014), che completa la sua trilogia sul pensatore comunista sardo, e per i miei interessi appare il più bello!

Anche se parrà un accostamento temerario dopo aver citato Wittgenstein e Gramsci, la “compagnia” per il primo dei fondamentali siti Wittgenstein Source e, già dal 1990, di quello norvegese WAB (The Wittgestein Archives at the University of Bergen) mi ha ricordato il sito da tempo dedicato a Nietzsche (HyperNietzsche), che “rifornisce” l’importante Nietzsche Source (a cura di Paolo D’Iorio), dove si trovano digitalizzate sia la versione tedesca dell’edizione Colli-Montinari (eKGWB), sia un’edizione in facsimile dei materiali manoscritti e a stampa conservati dalla Fondazione dei Classici di Weimar (DFGA), cioè tutto il suo lascito, realizzati entrambi con un sistema assai sofisticato che li rendono anche più fruibili della versione stampata su carta: una goduria tanto per gli studiosi di filosofia moderna, quanto per i traduttori di saggistica!

Ciliegina-bonus: presso la casa-museo di Nietzsche a Sils-Maria (in Alta Engadina, splendida valle per fare sci di fondo, ma un po’ troppo cara e lontanuccia per noi italiani…) è in corso una nuova mostra, che si protrarrà sino all’autunno 2022.

AGGIORNAMENTO

Il giorno dopo aver pubblicato questo post, mi è arrivata nella posta elettronica questa specie di intervista di Charles J. Styles a un filosofo già menzionato qui sopra, Peter M.S. Hacker, attualmente Emeritus Research Fellow del St. John’s College all’università di Oxford (una lista dei principali testi che ha pubblicato è alla fine dell’intervista medesima).

Questi consiglia cinque libri su Wittgenstein, che vale la pena segnalare soprattutto perché meno noti qui da noi. Ve li lascio scoprire da soli, comunque tutto il dialogo è estremamente godibile, soprattutto perché Hacker è bravo ad argomentare questioni non semplici e sostiene anche tesi forti (di seguito, ne riporto alcune alla buona, senza alcuna pretesa di sintetizzare il suo intervento):

  • WIttgenstein è il filosofo più importante dai tempi di Kant, ed è difficile da capire quanto Kant (anche se per motivi differenti);
  • Wittgenstein sapeva bene cosa si prova a tormentare se stessi;
  • Wittgenstein ci ha lasciato qualcosa come 20.000 pagine di appunti sparsi;
  • Wittgenstein avrebbe orrore per la concezione del linguaggio di Chomsky (e Davidson, e Dummett) – più in generale, sarebbe contrario alla sopravvalutazione delle scienze e del computer, quale assistiamo oggi;
  • per Wittgenstein, la maggior parte della filosofia teorica (filosofia del linguaggio, logica, metafisica, epistemologia, filosofia della mente) da Cartesio in poi è sbagliata o non ha senso;
  • Wittgenstein è il filosofo più originale del nostro tempo, anche se purtroppo oggi pochissimi capiscono davvero ciò di cui parlava;
  • la scienza cognitiva non è né cognitiva, né scientifica: contrariamente alle premesse, che la vedevano erede della linguistica teorica, della filosofia, della psicologia, dell’intelligenza artificiale e della neuroscienza, è invece «un’orrenda commistione di elementi incompatibili», che non ha prodotto «nulla cui valga la pena prestare attenzione» ed è «una forma di scientismo» ostile alla filosofia sviluppata da Wittgenstein.

Spero bastino per farvi venire voglia di farci un salto per leggere di persona!  😉

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