La “biblioteca” non è più così piccola…

Avevo salutato al suo apparire la collana “Biblioteca della lingua italiana”, curata da Giuseppe Antonelli per il nobile CorSera.
Oggi giubilo con questo nuovo post, perché c’è anche un séguito, sempre tutti i mercoledì e già dalla settimana scorsa, che in un paio di mesi porterà il numero complessivo dei volumi «che sta[nno] cambiando la tua concezione dell’italiano» (come ne recita la pubblicità) alla rispettabile cifra di 35 unità: segno probabile che un qualche riscontro positivo ci sarà stato nelle edicole e in effetti le giacenze erano esigui, per non dire inesistenti (ma questo dipende anche dal funzionamento della distribuzione presso gli edicolanti). Ecco dunque la nuova… playlist (ho aggiunto editore e anno della prima edizione, più le date di uscita):

  • 14 marzo: Giuseppe Patota, Prontuario di grammatica (Laterza 2013)
  • 21 marzo: Luca Cignetti, Silvia Demartini, L’ortografia (Carocci 2016)
  • 28 marzo: Simone Fornara, La punteggiatura (Carocci 2010)
  • 4 aprile: Giorgio Graffi, La frase: l’analisi logica (Carocci 2012)
  • 11 aprile: Marcello Aprile, Dalle parole ai dizionari (il Mulino 2005 [qui c’è da chiedersi, malignamente, se la coincidenza cognome-mese sia stata voluta…])
  • 18 aprile: Massimo Palermo, Linguistica testuale dell’italiano (il Mulino 2013)
  • 25 aprile: Edoardo Lombardi Vallauri, Parlare l’italiano. Come usare bene la nostra lingua (il Mulino 1999)
  • 2 maggio: Carla Marcato, Dialetto, dialetti e italiano (il Mulino 2002)
  • 9 maggio: Roberta Cella, Storia dell’italiano (il Mulino 2015)
  • 16 maggio: Paolo D’Achille, L’italiano contemporaneo (il Mulino 2003)

A differenza di quella iniziale (che pure aveva delle punte di eccellenza assoluta: per i miei interessi, si trattava del titolo di esordio, giustamente demauriano, poi della Storia disunita di Trifone, dell’Italiano nascosto di Testa, forse un po’ penalizzati dall’uscita sotto le festività natalizie, e degli Otto capolavori di Motolese — qualcosa mi sono perso, ma pazienza!) questa mi sembra più strutturata su alcuni capisaldi tradizionali, che la scelta precedente, forse più briosa, aveva lasciato in ombra: ortografia, punteggiatura, analisi logica. Restando su Carocci, però, avrei visto bene pure i volumetti sul “nome” e sul “verbo”, rispettivamente di Paolo Acquaviva (2013) e Mario Squartini (2015).

Purtroppo (per le ragioni economiche già esposte nel mio intervento del 20 settembre scorso) vedo di aver “fatto male” ad acquistare, a una cifra ben più alta, uno di questi titoli nuovi. E dire che avevo soppesato attentamente in libreria pro e contro rispetto all’antagonista, cioè la Linguistica del testo. Principi, fenomeni, strutture della basileana Angela Ferrari (Carocci 2014, seconda ed. 2017 — un necessario aggiornamento della Linguistica testuale. Un’introduzione di Cecilia Andorno, anch’esso Carocci 2003, con sette ristampe sino al 2015).
Colgo l’occasione per sottolineare che questi tre volumi hanno meno a che fare di quanto possa far credere il titolo con il notevole libro di Eugenio Coseriu, Linguistica del testo. Introduzione a una ermeneutica del senso (Carocci 1997, sesta ristampa 2014, come sempre ottimamente curata da Donatella Di Cesare, già sua allieva a Tubinga in anni giovanili).

Anche in questo nuovo elenco è prevalente l’intento anzitutto introduttivo, didascalico, ma non mi sono ben chiari i criteri di scelta, poniamo, rispetto alla gamma di “storie dell’italiano” attualmente sul mercato, anche di formato piuttosto ridotto (a confronto di quella di Migliorini, per capirci tramite un esempio arcinoto). Forse bisognerebbe chiederlo ad Antonelli…
Ma non saranno certamente l’esito di ‘veti’ da parte degli editori, ai quali invece così viene data l’opportunità, rara, di far rivivere testi che (tranne casi particolari come le adozioni universitarie, comunque in difficoltà a causa del problema delle fotocopie e ancor più dalle facili riproduzioni tramite cellulare… altro che aura benjaminiana!) difficilmente potrebbero vivacizzare il catalogo, sfuggendo alla loro inesorabile desolation row, cioè la via del macero — per quanto possa esser stata nobilitata dalla Solitudine troppo rumorosa di uno scrittore così atipico come Bohumil Hrabal, che una sera dell’ormai lontanissima estate 1988 Giuseppe Dierna mi fece conoscere nel posto migliore: verosimilmente U zlatého tygra, sorseggiando immagino quella stessa Plzeňský Prazdroj che dissetò tutta la mia settimana di soggiorno nella “magica Praga d’oro”.

Interno della birreria praghese “Alla tigre d’oro”

Quello che vedrai più facilmente sui tavoli della “Tigre d’oro” (ammesso di riuscire a trovare un posto libero…!)

 

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2 pensieri su “La “biblioteca” non è più così piccola…

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