Jobs Act: libertà di licenziare

Jobs Act: libertà di licenziare.

Dopo l’ultimo articolone, qui mi limito a segnalare quest’altro, che Alessandro Brunetti e Francesco Raparelli hanno scritto sul sito Zeroviolenza.it ed è stato ripreso in tempo reale anche su Dinamopress.

È una disamina analitica di ciò che non va nel JA, o meglio nel suo primo decreto attuativo, in vigore dal 1° marzo, che ha dato il via al «contratto a tutele crescenti».

Sono esaminate le criticità relative a

  • giustificato motivo oggettivo
  • giusta causa
  • licenziamento collettivo
  • altri quattro punti di rilievo giuridico, nei due ultimi dei quali viene messa in evidenza la violazione degli articoli 24 e 30 della Carta di Nizza — che è poi la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata dal Parlamento il 7 dicembre 2000.

Da alcuni rilevamenti pare che già solo a febbraio 76.000 imprese abbiano chiesto di usufruire degli sgravi fiscali (fino a 8.000 euro per lavoratore, mica noccioline!) previsti da questa nuova misura, che inneggia alla nuova parolina magica: «decontribuzione».

Tutto ciò prelude, nel tam-tam mediatico filorenziano, alle considerazioni che è facile prevedere saranno pubblicamente condivise fra qualche mese: «Habemus ripresam, vedete che avevamo ragione noi a varare queste misure? Non siamo autoritari, lavoriamo per il bene del paese e dei lavoratori» e altre menate del genere che rientrano nel novero dei discorsi ‘circolari’ come le profezie che si auto-avverano e auto-incensamenti vari. Del resto già adesso c’è chi prevede 250.000 nuovi assunti nel corso del 2015. E non a caso Boeri ha rinviato l’analisi più approfondita a fine maggio.

La questione è però da osservare con attenzione, perché (in parti che per adesso è difficile quantificare) un bel po’ dei posti di lavoro che saranno sbandierati proverranno da stabilizzazioni di contratti sussistenti (di qualunque tipo fossero); e un altro bel po’ saranno semplici regolarizzazioni di precedenti impieghi clandestini. Dunque i lavoratori che avranno beneficiato davvero di un lavoro ‘nuovo’ saranno (molti?) di meno.

Soprattutto importa la consapevolezza che occorrerà monitare l’andamento nel medio periodo: cosa avverrà fra 3 anni, quando scadranno tali agevolazioni per chi assume? Quale convenienza avranno le aziende a tenersi questi neo-assunti, pagandoli anche di più (come costo interno, non certo come salario)?

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