10 ottobre 2014: XIV Giornata europea delle lingue – “Presente e futuro della traduzione”

Una volta la sede del Goethe Institut a Roma era all’inizio di via del Corso, vicino piazza Venezia: vi si tenevano gli ottimi corsi di lingua, le varie iniziative culturali organizzate dal Bundesministerium (sto parlando prima del crollo del muro!) e soprattutto ospitava anche una delle biblioteche più interessanti per chi praticasse la lingua tedesca (molti scaffali a vista, poltrone improbabili, tavoli di legno stagionato…) e dalla quale sono cortesemente transitate molte delle insolite fotocopie che facevo richiedere nella madrepatria.
Col tempo, l’affluenza sempre più alta ai corsi, la crescita fisiologica del fondo bibliotecario e molto probabilmente anche altri problemi logistici hanno fatto trasferire l’istituto nella sede più moderna e funzionale di via Savoia. [NOTA 1]

La sede romana del Goethe Institut (v. Savoia, 13).

La sede romana del Goethe Institut (v. Savoia, 13).

L'interno della sede romana del Goethe Institut.

L’interno della sede romana del Goethe Institut.

È lì che si è svolta la Giornata europea delle lingue, promossa dalla Direzione generale traduzione della Commissione europea col titolo Presente e futuro della traduzione per presentare (cito dal depliant, allegato con vari altri materiali cartacei, fra i quali anche il Manifesto per un italiano istituzionale di qualità della Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale, nella cartellina distribuita gratuitamente a tutti coloro che, previa registrazione, hanno partecipato) «lo stato della traduzione in Italia» e «le prospettive per chi si avvicina alla professione del traduttore, nel settore tecnico o in campo editoriale». [NOTA 2]

Già basta questo abbinamento a destare qualche interesse per chi segua le vicende nostrane, perché indica il tentativo di unire le forze e stringere alleanze fra TUTTI gli attori in campo: parafrasando l’affermazione di una relatrice, la realtà del mondo traduttivo è variegata, eterogenea, difforme e quindi tanto più ardua da ricondurre a problematiche comuni. Per reazione o per un’eterogenesi dei fini, saranno forse le traversie che incontrano TUTTI i settori, non solo quello legato alle case editrici, ad aver avuto il ‘merito’ di spingere in tale direzione, un esito che fino a pochi anni or sono pareva irrealizzabile?
Sta di fatto che la giornata non è risultata vacuamente/vagamente (auto)celebrativa, bensì era «articolata in panel e tavoli tecnici», rivolti a «traduttori, studenti e laureati in lingue e traduzione e a chiunque si occupi a vario titolo di traduzione».

La sessione mattutina (dalle 11 alle 13) ha visto dunque sedere allo stesso tavolo e prendere la parola, dopo i cortesi ringraziamenti di Ulrike Tietze, vicedirettrice del Goethe Institut romano:

tutti ben coordinati da Raphael Gallus della DGT europea (non ho visto invece Laura Bosetti, altra indefessa impiegata della medesima istituzione).
Ognuno di essi ha esposto il lavoro svolto dalla propria associazione: così è stato oltremodo interessante apprendere delle numerose attività e sovvenzioni dei colleghi tedeschi (Becker ha usato la cortesia di parlare in inglese), e poco dopo Silvestrini ha dichiarato che in un passato recente le alte sfere di Unilingue non avrebbero neanche potuto concepire di sedersi accanto a quelle di AITI (e immagino che valesse la reciproca…), figuriamoci di lavorare a finalità comuni.

In questo senso un’impressione generale che traggo da questo incontro è che ci sia un ‘sentire comune’. Infatti uno dei concetti che circolava maggiormente nell’aria, come ha colto con attenzione riflessiva Bertolini, è stato quello dell’importanza di “fare rete”, cioè il collegarsi a esperienze analoghe per metterle a frutto collettivamente e progredire assieme per creare “massa critica” (senza reinventare ogni volta la ruota, o l’acqua calda): ecco, pare proprio che tale ‘lavoro’ stia iniziando effettivamente a dare dei frutti.
L’obiettivo finale è ambizioso e nessuno credo si nasconda che non sarà raggiunto in tempi brevi, nonostante e indipendentemente dagli sforzi prodigati: a livello generale è quello di dare dignità a una professione che, lo sappiamo, è stata bistrattata, occultata, ma i cui rappresentanti devono anche smettere di piangersi addosso, essere meno individualisti e meno pieni di sé, per assumere invece (riporto alcune asserzioni molto convincenti ancora di Bertolini, in parte riecheggiate nella sessione pomeridiana di Marina Rullo) una nuova mentalità: autoimprenditoriale, proattiva, in grado di veicolare gli aspetti positivi, ‘sani’ di questa attività.
A livello pratico, si tratta di trovare schemi giuridici innovativi di riconoscimento/inquadramento del lavoro e in grado, ad esempio, di introdurre e garantire almeno una parte di ammortizzatori sociali, pur tenendo conto che si tratta (come già accennato) di realtà molto diverse fra loro, direi “polverizzate”.
In tale prospettiva il confronto con altre associazioni è, oggi più che in passato, assolutamente imprescindibile, e non ci si deve limitare ad aprire contatti con colleghi che puntano a competenze e abilità parzialmente distinte: il mercato del lavoro è globale, perciò bisogna andare incontro ad associazioni anche di settori apparentemente lontani da questo.
Così STradE ha aperto da tempo un canale interessante con il Sindacato dei lavoratori della conoscenza (della CGIL), assieme al quale sta cercando di convincere i datori di lavoro a farsi carico dell’assistenza sanitaria integrativa anche per i collaboratori freelance, dato che questi ultimi costituiscono il maggior numero dei lavoratori nel settore editoriale (la nota piaga del precariato). [NOTA 3]
Dal canto suo AITI, pur vantando un’anzianità ben maggiore (difatti venne fondata il 31 dicembre 1950), ha segnalato il piccolo traguardo, ma significativo, raggiunto con la legge n° 4 del 14 gennaio 2013, concernente Disposizioni in materia di professioni non organizzate, cioè relative a «prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo»; [NOTA 4] e, di nuovo Marina Rullo ha ricordato opportunamente soluzioni adottate da doppiatori, dialoghisti, ballerini e altri lavoratori che operano nel mondo dello spettacolo, [NOTA 5] per il quale è stata varata una legge apposita da pochi anni.

Dopo un eccellente buffet, comprensivo persino di dolce e caffè (servito da camerieri in guanti bianchi), [NOTA 6] il pomeriggio si è dipanato in 6 appuntamenti, dislocati in 3 ambienti della medesima sede, equamente suddivisi dallo spartiacque della pausa-caffè.
Fra la terna dei primi io avevo scelto quello di Marina Rullo, fondatrice della ormai ‘storica’ (in quanto inaugurata nel 1999) lista di discussione Biblit,

Il pulcinella di mare, simbolo della mailing list "Biblit".

Il pulcinella di mare, simbolo della mailing list “Biblit”.

la quale nel tempo in cui si svolge una partita di calcio ha riassunto la propria esperienza diretta presso lo sportello di orientamento alla professione di traduttore letterario, attivo presso la Casa delle traduzioni ogni primo venerdì del mese, dalle ore 11 alle 13. Probabilmente il livello gradevolmente informale in cui è stato condotto questo workshop è responsabile di un buon livello di interazione fra pubblico e relatrice.
Gli altri due ‘laboratori’ erano organizzati, rispettivamente, da Simona Cives, sul supporto che possono offrire ai traduttori le Case delle traduzioni sparse in Europa e la parallela organizzazione RECIT (Réseau Européen des Centres Internationaux de Traducteurs littéraires) e da Mirko Silvestrini, sullo stato delle sinergie in atto fra «tutti gli stakeholder dell’industria della traduzione, ivi comprese le università», come richiesto dalla Direzione generale della traduzione.

Ecco, un altro punto sottolineato in termini sostanzialmente equivalenti da vari relatori è stato l’inadeguatezza dell’insegnamento accademico in molte parti d’Italia: vuoi perché eccessivamente teorico, vuoi perché esercitato da persone che non praticano una concreta attività traduttiva (e spesso si tratta delle due facce della stessa medaglia, immagino), ma anche perché nella congiuntura attuale un’offerta che è cresciuta eccessivamente non può essere assorbita da una domanda in contrazione, come tristemente confermato ancora e più dell’anno passato dai dati diffusi dall’Associazione editori italiani alla Fiera del libro 2014 di Francoforte.

Nella seconda tornata pomeridiana, forse l’incontro con modalità più innovative dovrebbe esser stato quello di Daniele Sanchioni (AITI): sia per l’argomento (la «filiera corta», vale a dire l’opportunità di «lavorare per clienti diretti») sia per il modo in cui è stato strutturato: «dopo una presentazione introduttiva incentrata su alcune definizioni e sul ruolo delle agenzie, ovvero il presente del settore, quattro gruppi di lavoro dibatteranno pro e contro della filiera corta per il cliente e per il traduttore e i possibili modi per acquisire e conservare clienti diretti. Tutto ciò sarà poi messo a confronto con la realtà di colleghi già al 100% a filiera corta. Con un occhio al futuro della traduzione specializzata, le conclusioni saranno collettive».
Parallelamente si sono svolti anche gli incontri diretti da Biancamaria Bruno e dal duo Cosi-Repossi, che è quello che ho seguito, attratto dal titolo: Come e perché le traduzioni editoriali invecchiano?
Il tema non è certo nuovo, [NOTA 7] ma la presentazione (con immancabile PowerPoint) che ne hanno fatto le due brave traduttrici, pur nel tempo ridotto loro concesso, è andata oltre ogni aspettativa ed è risultata così piacevole, che ho deciso di dedicarvi un post successivo, nel quale poter scendere in dettagli che qui verrebbero invece sacrificati.
Chiudo perciò con la foto che ho scattato al palco con le relatrici attorniate dal pubblico [NOTA 8] un paio di minuti dopo la chiusura del seminario e della manifestazione (l’ultima slide, ancora visibile sullo sfondo, sugella una simpatia che traspariva anche dalla coralità/complementarità dei loro interventi).

Chiusura dei lavori.

Chiusura dei lavori.

NOTE

(1) Questo inizio che prende così ‘alla larga’ l’argomento enunciato dal titolo (che dunque serve da specchietto per le allodole, nel senso dei malcapitati cybernauti) dovrebbe far capire praticamente che quanto segue non vuole essere l’esposizione obiettiva di ciò che è avvenuto il 10 ottobre nella sede romana del Goethe Institut, ma una presentazione di ciò che di quei fatti ha interessato il gestore di questo blog, e questo ovviamente potrà non coincidere affatto con quello che altri abbia notato di rilevante. Anche se la finalità non è primariamente comunicativa, tuttavia spero che questo post possa servire, anche solo in parte, a coloro che non hanno potuto essere presenti – soprattutto perché mi è parso che la partecipazione fosse inferiore al valore complessivo dell’iniziativa, almeno dal punto di vista dei significati che mi è parso di cogliere e, appunto, ho cercato di evidenziare e trasmettere qui.

(2) La presentazione si può scaricare dal sito della rappresentanza in Italia della Commissione europea, dal sito del Goethe Institut o anche dall’home page di quello di Lettera internazionale. Su tutti c’è il link al PDF col programma dettagliato (stranamente, nel primo caso il ‘peso’ dichiarato è 557 KB ma nel secondo 544, pur essendo lo stesso, identico file…).

(3) Il comunicato di StradE in merito si può leggere anche su Bibliocartina dal 23 settembre scorso.

(4) Traggo la citazione da una presentazione più ampia reperibile sul sito Altalex, che riporta anche il link al testo della legge, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n° 22 del 26 gennaio 2013.

(5) Credo anche dello sport, aggiungo io. Nel dubbio e nella mia ignoranza, però, per evitare link sbagliati o parziali preferisco non darne nessuno.

(6) La tentazione di scattare un paio di instantanee anche in questo momento di relax è stata forte, ma ho resistito pensando che così avrei suscitato troppe invidie e rimorsi fra i miei ‘avidi’ lettori…

(7) Mi sembra che anche la scuola di Tel Aviv abbia svolto osservazioni interessanti a riguardo, ma non sono sicuro se fosse Even-Zohar o Toury.

(8) Di spalle, Daniele Petruccioli (segretario di STradE) a colloquio con F. Cossi; sullo sfondo, R. Gallus si complimenta con A. Repossi (coperta, purtroppo me ne sono accorto dopo e me ne scuso qui pubblicamente).

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2 pensieri su “10 ottobre 2014: XIV Giornata europea delle lingue – “Presente e futuro della traduzione”

  1. Peccato non essersi incontrati. Io ho trovato la giornata perfettamente in linea con le attese, quindi non posso definirla deludente, ma solo deprimente.
    Di futuro non si è sentito parlare. Si sono solo sentite le solite lagnanze, e ho visto ancora una volta la stessa perdurante chiusura a cui assisto da sempre.
    Non ho visto sforzi concreti per cercare di far confluire i mille rivoli in cui si disperde la categoria, tra organismi con pretese di rappresentanza e illusioni di visibilità. E, francamente, vederne sarebbe stata una vera sorpresa.
    Un esempio per tutti? Proprio STradE. Nessuno che abbia proposto una riflessione sui numeri, anzi. I dati mal presentati da Cosi e Repossi dicono una cosa ben più grave della disaffezione degli italiani per la lettura: dieci anni fa, il mercato della traduzione editoriale valeva circa il 5% dell’intero settore, oggi conta un 2% scarso. Sul valore e le ragioni alla base della pubblicazione di titoli di autori stranieri si sarebbe potuto parlare di più e meglio, e quella sì che sarebbe stata un’analisi che poteva aiutare a una diversa consapevolezza. Invece, si è preferito insistere su richieste che, realisticamente, si dovrebbe riconoscere insoddisfabili.
    E poi, in mezzo a tanto rimproverare, come sempre, gli altri di ignoranza, incapacità e impreparazione, invece di guardare la pagliuzza si poteva riflettere sulla trave. Quale? Una per tutte: “juvenes translatores”. Possibile che a nessuno venga in mente di rilevare il marchiano strafalcione e la patetica presunzione su cui si fonda?
    Buon per te che ti sei risparmiato le volgari sessioni riservate al grosso del mercato, ti sei risparmiato anche le solite manifestazioni di crassa ignoranza e supponenza. Una per tutte, quella della fanciulla che si è issata per affermare a gran voce che Raymond Kurzweil, che non conosce e di cui, ancor meno conosce il lavoro, ha torto e lei lo sa. Sono convinto che Kurzweil, sapendolo, non ci dormirebbe per mesi.

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    • grazie del commento, Luigi, come sempre molto lucido, stavolta appena un po’ troppo caustico per i miei gusti. Ti scriverò in privato perché non è degno liquidare in poco spazio le “gravi” questioni che sollevi: magari le dipaniamo per e-mail e poi le pubblichiamo, che ne dici? A presto

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