Come sprecare una (buonissima) occasione

Per riprendere la scrittura un po’ più lievemente, passate le festività (e gabbati li santi…), ‘sprecherò’ questo post con un argomento frivolo, che rinfrancherà lo spirito.

Su un pannello della piccola mostra «“I libri degli altri”. Il lavoro editoriale di Italo Calvino» (aperta sino al 31 gennaio presso la Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II qui a Roma) si legge: «dal momento in cui si è immersi nella vita editoriale, […] si è passati dall’altra parte: non si guardano più i testi nello stesso modo».

Pannelli alla mostra sul lavoro editoriale di I. Calvino

Pannelli luminosi alla mostra sul lavoro editoriale di I. Calvino

È stata scritta proprio da Calvino, e mi ci ritrovo da sempre. Sebbene altre volte sono stato propenso a considerarmi affine anche all’arciere dall’occhio-e-mezzo (polutoraglazyj strelec) tratteggiato da Benedikt Livšic, l’autore della splendida «autobiografia del futurismo russo» (Laterza 1968, a cura di Giorgio Kraiski, nuova [?] trad. di R. Franceschi, Hopefulmonster 1989; ed. or. sovietica, 1933).

Da sinistra: O. Mandel'štam, K. Čukovskij, B. Livšic e Jurij Annenkov, a Pietroburgo nel 1914.

Da sinistra: O. Mandel’štam, K. Čukovskij, B. Livšic e J. Annenkov, a Pietroburgo nel 1914.

Analogamente (ma su un registro ben più basso), non ho potuto fare a meno di notare la traduzione (?) in inglese di informazioni su un cioccolato nostrano, che si fa vanto di una produzione assolutamente originale e fedele alla tradizione. Per fortuna che il testo inglese compare solamente sul lato di costa dell’involucro interno della confezione, mentre il testo italiano (che immagino debba essere quello da cui è stato tratto quello inglese), il quale figura in posizione ben più visibile, denota la padronanza di una terminologia tecnica specifica (concaggio, temperaggio… tra l’altro quest’ultimo addirittura manca dalla Treccani on-line), anche se compare scritto per ben tre volte con l’accento grave, anziché acuto.

Basta ciance, ecco il testo inglese (al quale aggiungo esclusivamente le virgolette):
«The eventual irregular opacity in surface is due to the traditional method of handicraft cold working (non happens of putting boiling). In order to exalt the quality of our product, do not come any added like as fat vegetables or cocoa’s butter and other substances stranger (like as lecitina ecc.)»

Peccato per la figuraccia con eventuali acquirenti stranieri, che non dubito ci siano – altrimenti, forse, non sarebbe neanche venuto in mente ai produttori di fornire qualcosa in più (la resa in altra lingua) in grado di contribuire (nelle loro intenzioni, anche se molto meno nei fatti) alla diffusione e, con essa, alla buona nomea del prodotto. Come dire: un’occasione perduta. Si è fatto 30, però è mancato l’ingegno, lo scatto per arrivare a 31, che avrebbe segnato la differenza a favore della ditta. Cioè, chiedere a un/a traduttore/traduttrice competente di trasporre quel breve (ma significativo!) pezzo in una lingua più diffusa della nostra.
Almeno, però, quel cioccolato particolare era davvero molto buonissimo…!
Alla prossima, da Willy Wonka

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