Trasparenze inquiete e affrante

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AGGIORNAMENTI (12 giugno 2013)
  • Ho letto in ritardo l’articolo di Enzo Calderale su Tropico del libro, datato 4 giugno: un po’ lungo, ma in compenso ricco di link, di cui ho apprezzato quello alla recensione del filologo classico Dino Baldi; mi è piaciuto non tanto per le critiche all’ultimo libro firmato da Roberto Calasso (pure sostenibili), ma per l’insistenza sulla necessità di formarsi ancora, chiedendosi (anche nel mio caso, a questo punto sfruttando l’inoccupazione) cosa ha portato a fare questo lavoro e se ha senso continuarlo così.
  • E torna sull’argomento in maniera pertinente anche Andrea Curiat con un intervento sul sito Articolo 36 dell’8 giugno, dove tra l’altro risulta che l’AIE non ha risposto alle richieste di parlare con qualche suo esponente: ma se non ci pensa quell’ente, siamo messi tutti davvero male!
Ritengo estremamente importante segnalare la presentazione (13 maggio 2013, ore 14, presso la Camera del lavoro di Milano) dell’inchiesta sui lavoratori precari dell’editoria, svolta dall’Istituto di ricerche economiche e sociali dell’Emilia Romagna sulla grave (sia economicamente sia moralmente) situazione in cui versano oggi i collaboratori del settore editoriale: oltre il 92% ha un contratto ‘atipico’.
Diversi link sul sito ufficiale consentono di prelevare anche una sintesi di 1267 parole (pari a 8948 caratteri), 19 slides di presentazione e la locandina promozionale, oltre al rapporto completo: tutti in formato PDF, tranne la sintesi, che compare in una pagina a sé. Ottima anche la copertura della rassegna stampa, che al momento in cui scrivo conta già 9 link; molto ampia la presentazione su Bibliocartina, al punto da doversi distendere in due parti (con altrettanti link).

Se ne può leggere qui l’annuncio (20 giugno 2012) e qui un intervento a caldo di Simona (?), del 14 maggio u.s. (qui anche in PDF). Vi hanno contribuito in maniera sostanziale la Rete dei redattori precari e il Sindacato dei traduttori editoriali, le organizzazioni che sostengono i diretti interessati.

Manca invece dalla rassegna stampa il blog della compagna (?) Denisočka, che è andata alla presentazione e oltre a snocciolare i link di cui sopra, ne aggiunge altri significativi, come le conclusioni di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil (organizzazione che partecipava con la sezione Sindacato dei lavoratori della comunicazione), rubricate in 2 links da YouTube (qui il primo e qui il secondo), o uno streaming da La7. Ma soprattutto faceva notare, fra dispiaciuta e costernata: “Mancavano solo, nei grandi numeri, loro: i colleghi precari“. Brava, ben detto!

Per completare la panoramica, in un’ottica di esprit de système, occorre tenere presenti almeno:

  • la sesta edizione dell’inchiesta di Biblit sulle tariffe delle traduzioni in regime di diritto d’autore per committenti italiani, relative al 2011: qui le slides (in formato Power Point), presentate e commentate alla Casa delle traduzioni lo scorso 23 aprile, con Marina Rullo, e qui il link per leggere o scaricare il rapporto completo (22 pagine in PDF, ancor più ricche di tabelle e considerazioni, utili soprattutto a chi consideri di intraprendere la professione — hanno risposto ‘soltanto’ 272 traduttori, una quota apparentemente minima epperò significativa perché ripartiti in parti pressoché uguali fra ‘professionisti’ e ‘attivi’; c’è una connessione diretta con l’Editoria invisibile nella collaborazione dell’IRES alla elaborazione dei dati, che è abbastanza complessa e richiede competenze specifiche — il modello al quale ci si ispira è sempre l’inchiesta condotta dal giornalista e scrittore Pierre Assouline “La condition du traducteur”, presentata al Salon du livre parigino del 2011);
  • il rapporto Istat su “Produzione e lettura di libri” (pubblicato il 16 maggio 2013 e relativo a 2011 e 2012), che conferma su scala più ampia la condizione pessima che viviamo tutti in Italia (ma non solo: sappiamo cosa è successo in Grecia e Spagna, nonostante i mezzi di informazione tradizionali facciano fatica a seguire quegli eventi, ritenuti poco interessanti per il pubblico italiano). Dalla pagina con una breve sintesi si possono poi scaricare la versione completa (Pdf), le tavole (zip), i prospetti (zip) e una nota sulla metodologia adottata (Pdf). I dati aggiornano quelli presenti in G. Solimine, L’Italia che legge (Laterza 2010), autore presente alla Casa delle traduzioni tre giorni fa, ossia giovedì 23 maggio.
    Forse l’unico settore a risentire (poco) meno della crisi è quello dell’editoria per ragazzi, come segnalava già l’AIE a ridosso della cinquantesima edizione della specifica Fiera del libro (Children’s Book Fair) che si è tenuta due mesi fa a Bologna, da domenica 24 a giovedì 28 marzo.

A tutti gli interessati del settore, ricordo infine che anche la docente bolognese Giovanna Scocchera sta raccogliendo dati sulla revisione delle traduzioni tramite una sua “indagine conoscitiva”, disponibile in duplice versione, per revisori e per traduttori, scaricabile (in formato docx) da questo link. Eccone il succo:

«La revisione è per ogni traduttore un momento cruciale sia all’interno del proprio lavoro di traduzione sia nel processo successivo di lavorazione editoriale. La pratica della revisione gioca inoltre un ruolo fondamentale nella formazione dei traduttori in quanto analizzare, commentare, migliorare – in altre parole, rivedere – le traduzioni proprie e altrui è uno strumento di crescita per ogni studente di traduzione e di maturazione professionale per ogni traduttore».

Lo scopo è qualitativo: «raccogliere informazioni del tutto nuove o mai rese disponibili finora […per] tracciare un identikit della revisione e del revisore che sia il più esaustivo possibile e che raccolga informazioni sul metodo di lavoro, i luoghi e i tempi della revisione, e infine le finalità attese ed effettive di questa attività», intesa sia come auto-revisione, sia come etero-revisione. Le risposte verranno poi «incrociate con i dati raccolti tramite colloqui e/o interviste da realizzare con altri professionisti dell’editoria che intervengono a diverso titolo nel processo di lavorazione di una traduzione (editor, redattori, correttori di bozze)» e «analizzate, interpretate e organizzate in modo da farne un documento a carattere divulgativo».

Buona lettura a tutti (e compilazione a chi vorrà).

4 pensieri su “Trasparenze inquiete e affrante

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