Finanziamenti EU per traduzioni letterarie (ovvero, come [non!] perdere l’occasione)

Lo so, lo so: nessuno leggerà questo post, sono tutti troppo impegnati a seguire le insulsaggini di questa contesa pre-elettorale tanto infuocata, quanto deconcentrata — rispetto a ciò che (forse) vorrebbe sentire il «paese reale» (succeduto a fatica a quello, appunto, «mancato», come spiega Guido Crainz nel volume che mi sono regalato per Natale). Però anche Michele Salvati (oggi sul supplemento del Corriere, «La lettura», reperibile anche on-line a questo indirizzo) discute di destra/sinistra e sembra invitare a non prendere troppo sul serio l’ex premier Monti quando questi esorta a superare quella distinzione tradizionale (invito su questo a rileggere «Il partito della realtà», post con cui Francesco Erspamer ha inaugurato quest’anno il suo blog Controanalisi)[1]. E mi piace che Salvati citi testi non recentissimi e un po’ dimenticati, facendo quello che a me sembra un passo indietro (che è anche un po’ in alto, au-dessus) rispetto alla pochezza dei dibattiti in corso.
Quello che non bisogna dimenticare, invece, per giustificare il titolo e abbandonare a se stessi gli argomenti mainstream, è che il 6 febbraio è l’ultimo giorno utile per presentare domande di sussidi presso l’EACEA (acronimo per ‘Education, Audiovisual and Culture Executive Agency’) dell’Unione europea.

Commissione europea

Commissione europea

L’iniziativa si chiuderà definitivamente nel 2013, e data la situazione dell’economia in Europa si può avere qualche dubbio che verrà ripresentata, perlomeno in questa forma. Quindi si tratta dell’ultima occasione utile per chi si occupa di traduzioni letterarie, indipendentemente dal genere (quindi anche opere teatrali, fumetti ecc.).
Sono interessate tutte le lingue dei paesi che partecipano al programma (con particolare attenzione ai paesi che hanno aderito all’Unione nell’ultima decade), ma anche latino e greco antichi.
Occorre rispettare alcuni requisiti, peraltro spiegati chiaramente sul sito: il finanziamento può andare da 2.000 a 60.000 euro per coprire la metà dei costi traduttivi (ma per le opere poetiche c’è qualche libertà in più), bisogna avere un contratto (o almeno un accordo scritto in tal senso, da poter esibire) per una pubblicazione inedita (fino a un massimo di 10) da realizzare entro 24 mesi, quindi con tempi abbastanza ‘comodi’.

Perche, dunque, mi lamento del rischio di ‘perdere l’occasione’ sin dal titolo?
Beh, date un po’ un’occhiata alle proposte del 2012 (a questa pagina si possono scaricare 7 PDF che riepilogano, in varie forme, com’è andata l’anno passato): le uniche case editrici italiane che hanno ottenuto un finanziamento sono due (la romana Voland[2] e la roveretana Zandonai, entrambe per 5 titoli: brave!), mentre i paesi più attivi, cioè con maggiori progetti premiati, sono stati, in ordine decrescente: Repubblica ceca, Slovenia, Macedonia, Ungheria e Serbia. Fanalini di coda, invece, con una sola opera ciascuna in traduzione, Francia, Grecia e Islanda (buuh!).

Ma come mai questa difficoltà di partecipare a un’iniziativa completamente disinteressata, priva cioè di quei sospetti e partigianerie che potrebbero contraddistinguere (e dunque finire per discriminare in qualche modo i beneficiari attesi) un’impresa analoga, ma realizzata qui da noi?
Basterebbe impegnarsi un poco: farsi venire delle idee (possibilmente ‘ottime’), documentarsi, scandagliare la rete, drizzare le orecchie (digitali e non) e preparare qualche scartoffia. Ormai l’Unione europea sembra fra le pochissime organizzazioni ancora dotata di finalità culturali riconoscibili, e in grado di distribuire soldi (euri sonanti) a chi li chieda per un buon motivo (leggasi: senza contropartite che esulino dal campo di interesse in cui nascono).
Certo, se si preferisce il piccolo cabotaggio, la miopia direttiva che si ostina a piazzare dietro le scrivanie (virtuali o meno che siano…) persone senza esperienza, salvo cambiarle appena iniziano a farsi le ossa, pur di continuare a pagarle il meno possibile, o per paura che crescano ‘troppo’, magari accampando pure la penosa scusa dello stage, del «training-on-the-job», del «turnover» ecc. ecc. non si andrà mai oltre lo stato di crisi permanente in cui ormai sembra che versino (o così dichiarano) la grande maggioranza delle aziende editoriali nostrane. E si allontanano i pochi/le poche che vorrebbero ancora, nonostante tutto, lavorare nel settore.

Ma ora basta, piantatela di leggere, sbrigatevi: non c’è tempo da perdere!

[1]In realtà c’è un filo rosso che li lega (e a cui non avevo pensato subito): Crainz ed Erspamer sono autori Donzelli!
[2]Rammento che la scadenza per iscriversi ai seminari della «bottega di traduzione» è il 10 febbraio! Si tratta di laboratori di traduzione e revisione editoriale, quest’anno attivi per russo e francese, tenuti da Daniela Di Sora (fondatrice di Voland nel 1995), Lucetta Negarville (traduttrice di lungo corso) e Daniele Petruccioli (che dire: pari opportunità!). Trovate tutte le informazioni sull’apposita pagina del sito.

EDIT
Mi permetto di dar conto qui di una piccola ‘coda’ su Facebook suscitata da questo intervento.
A seguito delle dichiarazioni di Bruno Berni, Ilide Carmignani, Beatrice Parisi (tutti traduttori estremamente qualificati) e Stefano Moscardini (che non ho il piacere di conoscere) sul diario di Andrea Angiolino, mi sono sentito in diritto/dovere di precisare quanto segue (copio&incollo da lì):
NB: qualche minuto dopo averlo finito, ho modificato il titolo del mio post, anche ce ne si rende conto solamente andando sul mio blog. Ora la parte fra parentesi è: (come [non!] perdere l’occasione). Che poi le procedure dell’UE siano farraginose, si può discutere, ma allora che dire dei progetti per Erasmus, Leonardo da Vinci, TOE ecc.? Eppure in quelli ci sono centinaia di candidature ogni anno. IMHO è un problema di mentalità (vedi le conclusioni del mio post…). Concordo infine con Ilide e Baetrice: ci sono anche altri enti ai quali chiedere sussidi (che so, ProHelvetia per traduzioni dal tedesco, oppure bandi anche dalle rispettive ambasciate), ma sono mirati ad aree linguistiche specifiche e/o àmbiti più ristretti.[3] Se ne potrebbe fare un elenco da mettere on line da qualche parte (su STRADE?), ma la situazione cambia ogni anno, mentre i finanziamenti UE si rivolgevano a TUTTI. Grazie comunque delle considerazioni.

[3]Su questo si può consultare specificamente la pagina intitolata «Area di servizio» su STRADE Magazine, che riporta tutte le prossime scadenze per corsi, sussidi, borse di studio ecc.

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