«The long and winding road», ovvero: la dura strada della revisione editoriale

Anche se non ho molto tempo in queste prime settimane d’anno,¹
non vorrei lasciarne passare troppo prima di postare qualcos’altro: hai visto mai, che qualche lettore dovesse protestare 😉
Così scelgo la via più breve, una scorciatoia forse un po’ infingarda: leggo-e-rilancio² una notizia da Strade Magazine, la rivista on-line dei traduttori che si sta dando da fare tantissimo per migliorare le condizioni di lavoro (e non solo) della categoria (che poi non è tale… ma qui il discorso si complicherebbe troppo, da Aristotele a Kant!).
Dunque, lettrici e lettori di strada (Strade?) e di passaggio, cliccando sull’immagine qui sotto planerete sull’articolo in cui Giovanna Scocchera pre-vede come trasformare il ‘male necessario’ della revisione di una traduzione editoriale (e finalmente comincia a entrare una qualifica più ampia di ‘letteraria’!) in una ‘pratica virtuosa’, grazie a un’indagine di cui annuncia che si farà carico nel corso di quest’anno.
Qui mi piace soprattutto l’accento posto sulla norma UNI EN 15038:2006, che serve a dare maggiore concretezza e obiettività (parlare di criteri scientifici è ancora prematuro, almeno sensu Popper, anche se potrebbe esser posto come fine asintotico) a una prassi che è molto, troppo legata (oltre che ai ritmi di produzione della macchina editoriale, anziché a quelli dei traduttori medesimi) a fattori soggettivi, impressionistici, non suffragati da sufficienti esperienza e/o sensibilità e/o ricettività.
Rammento soltanto che sulle norme insiste già da tempo Bruno Osimo: si vedano i suoi Traduzione e qualità. La valutazione in ambito accademico e professionale (Hoepli 2004) e Manuale del traduttore. Guida pratica con glossario (Hoepli 2011, terza edizione). Non vi ritrovo, però, quella indicata da Scocchera: bene!

Strade Magazine

Auguri per l’impresa.
Aggiungo qualche link per chi non conosca Giovanna (del resto, anch’io mi fermo alla sua fama-via-internet):
(1) cliccate sul sito universitario per una presentazione ufficiale, con tanto di elenco di opere tradotte (chapeau!);
(2) sul blog La stanza del traduttore per un’auto-presentazione, più ‘intima’;
(3) sul sito Mrs. Carter (l’iniziativa di Gioia Guerzoni e Ada Arduini che dal 2006 organizzano un seminario autogestito di 3 giorni per traduttori letterari professionisti su un testo di un autore inedito in Italia) per un intervento davvero utile e intelligente sul vecchio problema dello standard linguistico e i suoi scarti, cioè le deviazioni (su cui, per andare più in profondità, dopo i primi tentativi dei formalisti russi ricordo almeno il fondamentale contributo di Harald Fricke (già lavoro per l’abilitazione a Gottinga) Norm und Abweichung. Eine Philosophie der Literatur, Beck 1981 — l’autore è scomparso il 20 giugno del 2012, a soli 62 anni);
(4) infine, sul sito di Sabrina Tursi per un seminario tenuto lo scorso 17 novembre a Pisa, su tematiche analoghe a quelle di cui scrive nell’articolo summenzionato.

Chiudo con due sole, succinte considerazioni, estremamente personali.
a) Giovanna dovrà tener conto che in genere e in fondo (devo anche spiegare in quale senso lo intendo?) le redazioni sono come delle lobbies: dure, impenetrabili, ostili, conservatrici — lo dimostra proprio la difficoltà di entrarci in contatto, prima ancora che ‘entrarci’, intendo accedervi, proprio come forza-lavoro. Qui mi rivolgo a eventuali, aspiranti redattori: non fatevi illusioni (purtroppo torno a ripetere quello che dissi già a maggio 1999, influenzato da una situazione analoga a quella odierna — vedi il punto seguente).
b) Peccato che dal 31 dicembre 2012 io non lavori più da interno: le avrei dato, subito, tutto il mio appoggio incondizionato.
Ma potrà esser questa l’occasione, la volta buona per rendere più scabro, sincero, down-to-earth il prossimo intervento al master in Traduzione specializzata (maggio 2013),lasciando perdere tanta fuffa che si sente raccontare in giro?

NOTE
¹ Il motivo è la redazione (di una traduzione) di un testo che conta 1515 note (!) su 278 pagine nell’edizione originale (inglese), più vari apparati, di complessità tra media e alta. Si capisce che è un testo accademico, no? Peccato anche che non abbia potuto coinvolgervi adeguatamente la persona che ha fatto lo stage presso di me lo scorso autunno-inverno.
PS: Il fatto che mi piaccia redazionarlo, poi, dà la misura di quanto la mia formazione/preparazione/capacità (eccetera) sia ‘at odds’ con le tendenze/esigenze del mercato d’oggi. No, scommetto che non si troverà su nessun dizionario quell’espressione tradotta come ‘fuori mercato’: ma sento che è proprio ciò che mi qualifica attualmente, effettivamente. Un’anomalia, infatti (forse anche: a conti fatti) ingestibile, che non riesce a sopravvivere dentro un’editoria la quale preferisce puntare a prodotti agili, leggeri, godibili e via così. No, la metafora dell’isola non può resistere, perché si porta dietro un’aura di felicità, di sicurezza di sé, un salvifico «entire of itself» che non (o)so concedermi. E (mi) rimane ancora molto da capire.

² L’espressione va letta come la ben più nota taglia-e-incolla, ed è giustificata dall’applicazione (va bene, per i precisini: è un bookmarklet, cioè un miniscript java che si può inserire tra i propri Segnalibri o barre relative) ‘Pubblicalo’/’Press This’, che ho installato da qualche tempo in Firefox, con grande giovamento. Per chi fosse interessato, se utilizzate WordPress andate a frugare dentro Strumenti (nel menu a sinistra, quando state operando sui vostri interventi).

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Un pensiero su “«The long and winding road», ovvero: la dura strada della revisione editoriale

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