La terminologia sul ‘baratro’

In questi ultimi giorni uno degli argomenti di politica estera (statunitense, per la precisione) più seguiti è stato la corsa per evitare il cosiddetto “fiscal cliff”. Qui non mi soffermo sull’aspetto fiscale o politico della questione (anche se immagino che avrebbe potuto avere ripercussioni anche sulla nostra economia, proprio perché tuttora a rischio e quindi più esposta), ma sul modo di tradurre il termine nei mezzi di informazione.
Pago subito il mio debito a un sito che si è già soffermato su quella identica espressione polirematica: già il 12 novembre 2012 Licia Corbolante postò sul suo Terminologia etc. un post molto ben articolato, poi ancor più arricchito dai commenti di utenti più accorti/esperti.(1)
“Fiscal cliff” è in sé un’espressione tecnica, che però viene veicolata, rivestita da un’immagine che evoca in maniera più vivida la conseguenza pericolosa (forse per scongiurarla?). Questa particolarità non è strana o insolita: nello stesso linguaggio della fisica teorica si ritrovano tante metafore, e ci sono molti studi che mettono in luce questa peculiarità.
Venendo specificamente alla resa in italiano, una banalissima ricerca su Goggle restituisce per il sostantivo oscillazioni fra “abisso”, “baratro”, “precipizio” e “rupe” (Licia aggiungeva persino “scogliera”). “Baratro” è il più frequente e verosimilmente si imporrà; nel contesto specifico “rupe” sembra assolutamente incongruo, purtroppo si tratta del primo significato(2) presente su uno strumento di facile utilizzo come Wordreference.com, dal quale redattori poco esperti con l’inglese potrebbero averlo ricavato, senza capire che in originale l’immagine si rivolge verso il basso, connota insomma una caduta, mentre la “rupe” (altri traducenti sulla medesima fonte: “scogliera”, “falesia”) fa venire in mente un’ascesa, un percorso verso l’alto.
Purtroppo neanche fonti cartacee sembrano di grande aiuto: il Ragazzini della Zanichelli, il Passerini Tosi della Paravia o il Picchi della Hoepli (ma non ho le ultimissime versioni) offrono una serie di traducenti addirittura più ristretta, ma comunque ‘sbilanciati’ tutti ed esclusivamente verso l’alto, nel senso appena detto.(3)
Si potrebbe anche consultare qualche dizionario dei sinonimi (quelli che ho in casa sono un obsoleto Tommaseo, l’improbabile Gabrielli,(4) un piccolo Folena, il (anzi LA, dato che è una donna, ma il cui nome è stato sempre abilmente occultato, come per tema che dichiarare una ‘maternità’ andasse a scapito della qualità e affidabilità dell’opera…!) Quartu, il Pittano maior e infine il Garzanti curato da Stoppelli (al quale cominciai a lavorare, prima di cambiare editore e impresa). Quest’ultimo è l’unico che si avvicini (nelle schede lì denominate “Inserti di sinonimia ragionata”) a un modello già da tempo consolidato nel mondo anglosassone, ma da noi purtroppo non praticato, chissà per quale recondito motivo (occorrerebbe però rifletterci con attenzione, possibilmente anche per porvi rimedio): la messa a confronto di vari termini, per spiegarne le sfumature di senso, i contesti d’uso, eventuali diversità di registro ecc., che a mio avviso consentono di comprendere assai più della fila anodina di altre parole che siamo soliti trovare. Qualche esempio, sempre dai miei scaffali? La Penguin Modern Guide to Synonyms and Related Words (a cura di Samuel I. Hayakawa, prima ed. Funk e Wagnalls 1968; riveduta da Paul J. Fletcher per l’edizione Cassell 1971, tarata sul “British Eglish”) e il Webster’s New Dictionary of Synonyms (1984 – ma chi è abituato a consultare la terza edizione del Webster sa già cosa può trovarci). Del resto, con i ritmi frenetici di lavoro odierni, chi si può permettere il lusso di ‘perdere tempo’ a consultare tanti dizionari differenti, per di più su carta, al fine di risolvere una questioncella così minuta…?

Tornando rapidamente al filo del discorso, ciò che voglio dichiarare è che mi sembra sia in atto un movimento di ‘acclimatazione’ di termini, in cui più soluzioni lottano per imporsi. Il bello sta tutto qui: cogliere un processo in corso, in fieri, (poco) prima che si cristallizzi. Il percorso che porta alla vittoria dell’una o dell’altra opzione non è chiaro, e non è nemmeno sempre quello che farebbe risplendere una presunta ‘verità’ o ‘realtà’ interna (qui penso all’Eco dell’ornitorinco e alle varie fasi attraversate da Hilary Putnam), la quale poi scalzerebbe quelle che si allontanano da essa. Tutto ciò mi ha fatto tornare in mente il bel saggio Sistema, norma e «parole» (1952) del linguista rumeno Eugenio Coseriu, che si legge nella raccolta Teoria del linguaggio e linguistica generale. Sette studi (Laterza 1971, pp. 19-103) curata da Raffaele Simone. E’ il concetto di “norma” che finisce per svolgere la funzione di mediare tra varie opposizioni: sociale/individuale, astratto/concreto, reiterazione/innovazione, sistema/realizzazione. Ma occorre lavorare, studiare, riflettere ancora per amalgamare questi concetti dentro la riflessione traduttologica.

Siamo a inizio anno e vorrei portare un po’ d’aria nuova anche fra le cose di cui mi occupo, quindi concludo suggerendo un collegamento con una disciplina che non si è ancora affermata appieno qui da noi, la terminologia, ma dalla quale ci si potrebbe aspettare molto.
In estrema sintesi, come si può ricavare anche dalla definizione in Wikipedia, la terminologia come disciplina autonoma si caratterizza per l’approccio onomasiologico anziché semasiologico, al quale sono legate le discipline linguistiche affini, come lessicologia e semantica. Su di essa indico (a) un testo a stampa, (b) un sito tutto italiano e (c) un’introduzione, realizzata all’estero ma disponibile anche nella nostra lingua, che ritengo rappresentativi dell’approccio.
(a) Il volume è il tuttora insuperato Manuale di terminologia (sottotitolo: Aspetti teorici, metodologici e didattici), è a cura di Marella Magris, Maria Teresa Musacchio, Lorenza Rega e Federica Scarpa; pubblicato da Hoepli nel 2002, raccoglie saggi di Franco Crevatin, Susanna Soglia, Khurshid Ahmad, Stefania Coluccia, Bassey E. Antia, Felix Mayer e Claudia Cortesi (oltre che delle curatrici medesime).
(b) Il sito nostrano è quello di Veronica Carioni, che ha organizzato una Breve introduzione alla terminologia, in grado di offrire un’infarinatura più che decente: cliccare per credere!
(c) Il tutorial è noto in inglese come Pavel Terminology Tutorial e la versione italiana è, come si legge direttamente nella pagina apposita del sito “Termium Plus” del Bureau de la Traduction/Translation Bureau canadese (ecco perché bilingue!), “un’iniziativa del professor Franco Bertaccini, della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì, Università di Bologna. Il professore ha ritenuto che lo strumento fosse talmente utile da richiedere al Servizio Traduzioni l’autorizzazione a realizzarne la versione italiana, da utilizzare come strumento didattico e di conoscenza terminologica”. Utile complemento è l’Handbook of Terminology, redatto da Silvia Pavel e Diane Nolet (adattato in inglese da Christine Leonhardt): un vero e proprio libro di 172 pagine in formato PDF scaricabile gratuitamente da questo indirizzo.
Infine, per chi volesse approfondire, già nel 2011 la solita Licia forniva un primo ragguaglio bibliografico.

AGGIORNAMENTO 1 (il giorno dopo)
Trovo sul sito Treccani una sezione di ‘Speciali’ con 5 articoli che possono tornare utili a chi voglia farsi un’idea più definita dell’approccio terminologico. Gli estensori sono Maria Teresa Zanola (2), Andrea A. Conti (di formazione medica), Patrizia Collesi e Riccardo Gualdo. Quest’ultimo è utile per precisare quanto scrivevo sulla ricezione in Italia.

AGGIORNAMENTO 2 (dopo qualche giorno: 14/1/1012)
Riguardo a questo stesso argomento, in francese falaise fiscale, ho trovato (come al solito, serendipicamente) sul blog Les piles intermédiaires una serie di riflessioni interessanti, anche nello specifico semantico-terminologico, e corredato di vignette gustose. Meglio di quanto ho saputo fare io qua sopra (ma ad esempio si noti che anche lì si prende in considerazione l’asse spaziale alto/basso). Almeno posso dire, però, di essermi levato (a posteriori) una piccola soddisfazione, battendolo sul tempo: quello è datato 4 gennaio!

AGGIORNAMENTO 3 (17/2/2013)
Perché ho trovato un riferimento al convegno TRALOGY, tenutosi a Parigi il 3 e 4 marzo 2011,(5) sugli sviluppi e le tecnologie della traduzione, di cui è possibile scaricare gli interventi. In particolare, segnalo nella prima sessione l’intervento di John Humbley (in francese, nonostante il nome inglese) sulla «complementarità dimenticata» fra terminologia e traduzione (quella specializzata, principalmente). Vi si analizzano i rapporti fra le due discipline, dalle origini nel manuale di Dubuc del 1978 all’attuale superamento della vecchia ‘disaffezione’ passando attraverso i programmi europei. Utile la bibliografia finale per approfondire.

convegno parigino del 2011 sul futuro della traduzione

Tralogy

NOTE

(1)
In generale, ritengo che il blog ‘intercetti’ con tempestività parecchie espressioni interessanti dell’inglese contemporaneo, sulle quali vengano fornite precisazioni ponderate e (perciò) stimolanti: a riprova si veda il post del 21 dicembre 2012 sulle ambiguità di fiscal cuts.

(2)
Ma subito sotto, raggruppati verosimilmente in base al mero genere grammaticale, si leggono anche “dirupo” e “precipizio”, che dal punto di vista semantico andrebbero invece meglio accanto alla “scarpata” della prima riga, la quale schiera i sostantivi femminili.

(3)
E qui si potrebbe aprire il discorso, interessantissimo se non ci portasse troppo lontano, di quanto le opere di consultazione si ‘copino’ tra di loro e quanto elaborino invece autonomamente – e non mi riferisco qui esclusivamente ai vocabolari bilingui, ma anche ai dizionari tout court, a cominciare dalla quantità di parole che alla fine degli anni Ottanta trovavamo riprese nello Zanichelli dal venerando Tommaseo-Bellini. Perciò aggiungo che qui ci starebbe bene almeno uno sguardo a Mario Cannella, Idee per diventare lessicografo. Cambiare il vocabolario dell’italiano che cambia (Zanichelli 2010).

(4)
Che però ho scoperto piacere molto a Franca Cavagnoli: La voce del testo. L’arte e il mestiere di tradurre (Feltrinelli, 2012), a p. 162. Ma in fondo lei stessa nota, sia pure in tono più lieve e ironico, un ‘fastidio’ analogo al mio, quando nella pagina successiva scrive del Premoli: «rapiti dalla bellezza del racconto di ciascuna parola e dalle parole stesse […], si rischi[a] di perdersi e di leggere per ore il vocabolario, voce dopo voce, dimenticando la ragione per la quale lo si era aperto». Siccome di quest’opera non ci sono gli estremi bibliografici a fine volume (strano — ma forse il redattore ha deciso di ignorare le opere ‘vecchie’, o magari era un po’ distratto…), provvedo subito: Palmiro Premoli, Il vocabolario nomenclatore, 2 tomi, Zanichelli 1989 (pp. IX-2688; ristampa anastatica identica al testo originale Il tesoro della lingua italiana. Vocabolario nomenclatore, 2 voll., Manuzio, Milano 1909-1912). Si tratta del «primo importante tentativo nella storia della lessicografia italiana di riprodurre il procedimento proprio del pensiero che spazia per associazione d’idee, per analogie o per metafore da un argomento all’altro, da una parola all’altra», come si può leggere nella scheda relativa sul sito dell’editore attuale (presso il quale risulta tuttora disponibile).

(5)
La seconda edizione si è svolta, sempre a Parigi, il 17 e 18 gennaio 2013, col titolo «Trouver le sens: où sont nos manques et nos besoins respectifs?» ed era organizzata dai paesi baltici che fanno già parte dell’Unione europea (Estonia, Lettonia e Lituania). L’incontro prendeva le mosse dagli esiti dell’incontro precedente e invitava a esporre le criticità presenti nei vari approcci allo studio del linguaggio, dato che è evidente la necessità di trovare punti di contatto in grado di sostenere a vicenda le discipline coinvolte. Sul sito si possono leggere i panel con relatori e interventi e poco altro, ma probabilmente fra qualche mese ci saranno i vari contributi, che a giudicare perlomeno dai titoli sembrano di sicuro interesse anche per chi si occupa di traduzione.

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