cambiamenti all’orizzonte

Le cose cambiano | sQuid.it.

Avevo sentito in radio una (troppo) breve recensione del testo di Abravanel e D’Agnese e il testo mi era parso meritevole di approfondimento — travolto, però, e dimenticato nel lavoro quotidiano… Fin quando non ho trovato questo post di Luigi Muzii, il cui accostamento al mercato delle traduzioni trovo illuminante! In questo caso, evidentemente, il suo carattere caustico e tagliente dà il meglio di sé! Ora non resterebbe che procurarmi il volume e leggerlo seriamente (e magari metterlo anche su Goodreads, in cui di fatto e purtroppo non sono ancora riuscito a trovare titoli italiani).

Due piccole aggiunte: (1) il titolo del post di Muzii (cioè, quello riportato qui sopra tramite una semplice estensione di WordPress per il browser) risuona con quello, invero dylaniano, con cui Daniele Petruccioli ha accolto su Facebook la comunicazione di Mario Cedrini (il blog dell’Indice dei libri [del mese], pubblicata ieri e che mi vede coinvolto in prima persona (ciò di cui si parla, non il blog, forse è meglio chiarirlo). E quindi ne approfitto per menzionarlo en passant (ma davvero, non ho tempo per commentare ulteriormente: ho ancora altri progetti di post da sviluppare, che magari stanno invecchiando irrimediabilmente), con soddisfazione; (2) tuttavia nella disputa su No Peanuts! dello scorso 8 marzo (cfr. i commenti dopo il post appena linkato) mi sento di schierarmi a favore di Wendell Ricketts.

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2 pensieri su “cambiamenti all’orizzonte

    • credo sia il primo commento a uno dei miei post… e da cotanta auctoritas! Scherzi a parte, ne sono lieto: chi ben comincia, è a metà dell’opera (già, quale opera?). Quello che mi viene in mente è che (spesso, anche se non in maniera rigidamente invariabile) ciò a cui siamo più legati sul versante emozionale è quello che abbiamo vissuto (esperito, erlebt) in giovinezza, cioè nella fase di espansione, di maggior creatività del nostro spirito (se a qualcuno tale termine suona strano, lo può anche sostituire con ‘mind’ o ‘Geist’, perfettamente equivalenti, o forse dovrei dir meglio: equifunzionali, tra loro e rispetto al ‘sospetto’ termine italiano). Meno astrattamente, pensavo che probabilmente quella canzone di Dylan andava molto quando Luigi Muzii era un giovane di belle speranze — ma oggi chi la sente più (detto, però, senza alcuna nostalgia recriminatoria)? E non entro nemmeno nel merito del testo: quando ero ginnasiale, ricordo un tour de force (indigesione?) di lettura di canzoni dylaniane, cercando di coglierne almeno alcuni dei riferimenti (all’epoca non c’era molto oltre la biografia di Scaduto e un’antologia della Newton Compton, di cui non ricordo il curatore/traduttore) — e da lì passai direttamente, se non vado errato, ai poeti francesi maudits (da Rimbaud ad Apollinaire) e (quasi contemporaneamente) Kerouac. Per dire…

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