mestieri nell’editoria

Dal 25 settembre 2011 la sezione Faber blog (ovvero: “La cultura raccontata da chi la fa”, una sorta di sottotitolo un po’ più esplicativo — anche se mantiene quell’aura sentenziosa che è tipica di un certo stile giornalistico, magari dipendente più da spazi fisici ‘reali’, cioè ingombri dei titoli sulla pagina e altre considerazioni tutte interne al lavoro specifico, che da vaghe ragioni cultural-sociologiche) del quotidiano Sole 24 ore, ospita ogni settimana un operatore culturale (?) diverso.

«La cultura raccontata da chi la fa»

Testata della sezione del quotidiano economico milanese della Confindustria

Ormai è passato qualche mese e si cominciano a delineare alcune delle figure sulle quali è imperniato il lavoro editoriale. Ha cominciato Giuseppe Laterza (Bari 1957, attuale presidente della nota casa editrice), dopo un mese è toccato a Marco Vigevani (Milano 1960, agente letterario), dal 6 febbraio 2012 si è cimentata Cecilia Nono (vedi il sito Correzionebozze.it e il blog correttore (sed rectius: correttrice) bozze, nel quale ultimo si possono rileggere più comodamente tutti i suoi 7 post), seguita dalla traduttrice Paola Mazzarella dal 27 febbraio. Last (per ora, e soprattutto not least) sono venuti Fabio Rizzoli (Bologna 1974, ghostwriter) e Giulia Ichino (Milano 1978, editor di narrativa per Mondadori), a ruota fra loro dal 26 marzo all’8 aprile. Vi (e mi) risparmio le foto delle loro facce, tanto quelle le trovate sul sito menzionato proprio all’inizio (e cliccando sui nomi sopra citati apparirà un’altra pagina con i loro bravi interventi in fila ordinata).

E’ una iniziativa interessante, sia pure nella sua episodicità, soprattutto per chi non sa bene come funziona una casa editrice, ovvero cosa si nasconda dietro (dentro) un libro stampato — e non solo (ora che l’elettronico avanza a grandi passi). E in realtà anche chi ci lavora può non avere sempre occasione di sentire parlare un ‘collega’ con il quale non ha rapporti diretti.

Nel mio caso si tratta di Marco Vigevani — ed è un’occasione per citare un libro uscito da un po’ di tempo, ma che forse non ha avuto il riconoscimento che meritava: Dario Biagi, Il dio di carta. Vita di Erich Linder (Avagliano, Roma 2007). Nella pagina di Ibs che ho linkato c’è una breve descrizione (la quale non coincide esattamente con la quarta di copertina, che potete leggere invece a questo indirizzo dell’editore) e la recensione dell’«Indice dei libri», firmata da Luciano Curreri (ma non so esattamente quando sia uscita, e colpevolmente il sito non lo riporta).

Vita di Erich Linder

Copertina del testo di cui si parla

Il titolo di questo post, infine: l’ho scelto perché a livello generale dovrebbe suonare come “Isole nella corrente”, con tutte le allusioni che ci vorrete liberamente vedere. Nello specifico, la scelta di utilizzare la parola ‘mestiere’ rimanda a ciò che almeno alcuni di coloro che sono intervenuti hanno notato, con maggiore o minore consapevolezza, e che è espresso nella maniera migliore dal sottotitolo del libro di E. Mistretta, L’editoria. Un’industria dell’artigianato (il Mulino, prima ed. 2002, ristampato con integrazioni ancora nel 2006) e di cui è tributario anche Oliviero Ponte di Pino, I mestieri del libro. Dall’autore al lettore (Tea, Milano 2008). Ossia il fatto che nell’editoria sopravviva qualcosa della maniera ‘antica’ di lavorare, in un certo senso arcaica e paradossale ai tempi del post-postmoderno, del web 2.0 eccetera: quella della bottega artigiana, in cui l’apprendista impara l’arte (nel senso di techne, pre-sistema moderno delle arti, quello disvelatoci da Kristeller nel famoso saggio del 1951-1952*) direttamente dal ma(e)stro, guardandolo e imitandolo, per prove ed errori, secondo la modalità “esperienziale” oggi ripresa dalla espressione learning-by-doing, che è stata coniata pochi anni fa, e forse oggi è già soppiantata nella formazione dal job shadowing.

* Paul O. Kristeller, Il moderno sistema delle arti, in italiano da ultimo nella sua raccolta Il pensiero e le arti nel Rinascimento (Donzelli, Roma 1998 e 2005 [1980, poi 1990], trad. it. di Maria Baiocchi). Appena ho comprato questo volume mi sono un po’ indisposto perché non avevo trovato da nessuna parte che 4 saggi (compreso questo, fondamentale per la storia dell’estetica) sui 10 che lo compongono erano già usciti nella benemerita edizione Concetti rinascimentali dell’uomo e altri saggi (La Nuova Italia, Firenze 1978; trad. it. di Simonetta Salvestroni — non ho pensato a confrontare le due versioni), che comprai una quindicina di anni fa. Forse non mi sarò documentato adeguatamente, poi il fallimento della storica casa editrice fiorentina avrà pure contribuito a ‘liberare’ quegli interventi; però anche in questa edizione Donzelli l’informazione è occultata, per così dire, nell’ultima romana (p. XVI), in corpo minore, dietro/sotto la prefazione del 1980, che (giustamente secondo la tradizione) compare dopo quella del 1990.
Eh sì, anche l’edizione originale ha avuto qualche traversia editoriale…
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